Roberto Angelini datore di lavoro, anche in nero. Gli sembrava di far del bene…

di Lucio Fero
Pubblicato il 17 Maggio 2021 9:17 | Ultimo aggiornamento: 17 Maggio 2021 9:17
Roberto Angelini datore di lavoro, anche in nero. Gli sembrava di far del bene...

Roberto Angelini datore di lavoro, anche in nero. Gli sembrava di far del bene…

Roberto Angelini cantautore, e anche ristoratore. Sì, ha un ristorante a Roma, sushi a San Lorenzo per la precisione. E, come tutti i ristoratori, per lui sono mesi e mesi che è tempo di magri o niente incassi. Tempo di chiusure obbligate e tempo di tentare di metterci una pezza con le consegne a domicilio oggi dette delivery. Quindi Bob Angelini compra un furgoncino per le consegne e ci mette sopra a consegnare…

I dieci dipendenti di Roberto Angelini e la “pazza incattivita dalla vita”

Il ristorante di Bob Angelini ha dieci dipendenti (lo attesta lui stesso) e Angelini argomenta sui social che ha fatto di tutto per non metterli in Cassa Integrazione, Cassa che accusa (non senza ragione) di “tempi biblici. Tra il “tutto per” anche, sempre a detta di Angelini il dar da lavorare e consegnare ad altri che dipendenti del ristorante non sono. Tra questi quella che poi Bon Angelini definirà “una pazza incattivita dalla vita”, salvo poi pentirsene.

Di mezzo la Guardia di Finanza

Succede che un’arruolata alle consegne è in strada dopo il tempo del coprifuoco e che viene fermata per questo. Non può che dire: sono fuori per lavoro. Quale lavoro è la domanda. Consegne è la risposta. Consegne per conto di quale azienda? E qui non può che venir fuori che non c’è contratto, che è lavoro in nero. Non è una denuncia, è una confessione. Cui segue accertamento della Guardia di Finanza sul ristorante di Bob Angelini e quindi sanzione di 15 mila euro per lavoro nero e illegale.

Angelini si sente vittima

Angelini la prende male, molto male. Scrive e fa sapere di sentirsi punito per aver fatto del bene. Sì, proprio così, la frase è: “mi sembrava di fare del bene”. Dando lavoro, anche a nero, gli sembrava di aiutare, fare del bene o almeno fare un favore. Mescola tutto Angelini: la pandemia, le lentezze burocratiche, l’esiguità dei ristori, gli esborsi per continuare l’attività…Fino ad elaborare un concetto chiaro: il lavoro nero di necessità. E anche di opportunità.

Nero di necessità, opportunità e anche di…solidarietà

Lavoro nero di necessità, come corollario per rimanere in attività: far lavorare con i costi di contratto altri oltre ai dieci dipendenti avrebbe, sostiene Angelini, messo in forse tutta l’azienda e anche i posti di lavoro regolari. Lavoro nero di opportunità, perché in tempi di Covid bisogna arrangiarsi e galleggiare con ogni tipo di salvagente. Lavoro nero anche di solidarietà nella versione emotiva prima e razionale poi di Bob Angelini: quel “mi sembrava di fare del bene”. 

Roberto Angelini prima ristoratore, poi…

La vicenda di Bob Angelini e il ristorante racconta di come la regola o quasi sia di essere prima il proprio io economico e sociale e poi…poi qualsiasi altra cosa e identità. Succede a tutti, lo fanno tutti. Il lavoro nero somministrato dagli altri è cattiva o criticabile pratica. Se invece somministrato in casa e azienda propria è legittima, anzi doverosa auto difesa e una sorta di beneficienza sociale.

La sanzione pecuniaria agli altri è rispetto della regola, la sanzione pecuniaria a se stessi è incomprensibile sopruso. Il rider altrui che denuncia è un piccolo eroe della legalità e dignità del lavoro. La rider tua che incappa nei controlli e non tiene bocca chiusa è “pazza incattivita dalla vita”, irriconoscente beneficiaria di una buona azione. Succede a tutti, anche ai democratici. Che poi però si scusano sì, ma continuano a sentirsi vittime, ristoratori prima che democratici.