Roma non manifesti per un mese

Pubblicato il 18 ottobre 2011 10:32 | Ultimo aggiornamento: 18 ottobre 2011 10:32

Foto LaPresse

ROMA – Niente più cortei a Roma, per un mese. Dopo gli scontri violenti di sabato, un’ordinanza del sindaco Gianni Alemanno mette i lucchetti alla città. Sfruttando la carica di commissario straordinario per l’emergenza traffico, il primo cittadino ha vietato infatti i cortei in centro: “In questa zona saranno possibili solo manifestazioni stanziali, da tenersi nelle seguenti aree: piazza Bocca della Verità, piazza Santi Apostoli, piazza della Repubblica, Circo Massimo, piazza Farnese, piazza San Giovanni, piazza del Popolo e le sedi istituzionali secondo le prescrizioni della Questura di Roma”.

Dopo questo provvedimento, la prima a farne le spese è la Fiom: la questura ha infatti negato l’autorizzazione a muoversi in corteo per le vie della città ai lavoratori di Fiat e Fincantieri, che venerdì avrebbero dovuto manifestare guidati da Maurizio Landini. Il divieto non è totale: il sindacato dei metalmeccanici potrebbe riunirsi in piazza Esedra o in Piazza della Repubblica. La sede non è stata ancora comunicata, ma il questore dice: “Dobbiamo garantire il diritto di manifestare, ma anche venire incontro alle esigenze dei romani che hanno pagato un prezzo troppo alto” con i disordini che hanno devastato la città sabato scorso.

Landini ha spiegato che prima degli scontri durante la manifestazione degli indignados, la questura aveva già negato l’autorizzazione di raggiungere in corteo piazza Navona o piazza Farnese. Poi è stata negata l’autorizzazione anche ad andare in piazza Santi Apostoli. “Nei prossimi giorni continueremo a chiedere di poter fare il corteo – ha detto Landini – è necessario per noi manifestare a maggior ragione dopo quanto è accaduto sabato: non è stato colpito il potere ma il nostro diritto di manifestare”. Lo scopo della Fiom è quello di indire 8 ore di sciopero, e portare in piazza i lavoratori del gruppo Fiat, perché a detta loro resta ancora sconosciuto il progetto “Fabbrica Italia” di Marchionne.