Roma Pride, in mezzo milione al corteo della Brigata Arcobaleno FOTO

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 giugno 2018 21:04 | Ultimo aggiornamento: 9 giugno 2018 21:04

ROMA – Un corteo denso di bandiere arcobaleno al Roma Pride del 9 giugno per protestare contro le dichiarazioni del ministro Lorenzo Fontana e ribadire i diritti delle famiglie arcobaleno. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Una folla da mezzo milioni di persone, tra giovani e meno giovani, coppie di tutti gli orientamenti, passeggini, cani e bambini, i camion con la loro musica.

Non è piaciuto, al mondo Lgbt, l’esordio del governo giallo-verde con le discusse dichiarazioni del ministro della Famiglia Lorenzo Fontana sulle famiglie arcobaleno. Non piace il profilo politico del ministro dell’Interno Matteo Salvini. Dal carro di testa – non casualmente con lo slogan ‘Brigata Arcobaleno, la liberazione continua’ – sono contro di loro gli strali più acuti. “Siamo mezzo milione – afferma il portavoce Sebastiano Secci – ma nell’Italia nel 2018 è ancora in dubbio la nostra esistenza. Se i partigiani sono oggi con noi, vuol dire che siamo dalla parte giusta della storia”.

La partigiana Costa si arrampica sul camion e ottiene ovazioni: “Bisogna dirlo ai nuovi governanti – grida – che vogliono rinchiuderci ancora nei ghetti e nei forni. Vogliamo giustizia contro ogni fascismo. La libertà non si cancella e non si ruba”.

In piazza il mondo politico e delle parti sociali condivide le stesse preoccupazioni: “Le dichiarazioni di Fontana non sono rincuoranti” dice la segretaria della Cgil Susanna Camusso, mentre per la leader radicale Emma Bonino bisogna “reagire” a un clima “di chiusura, che rimanda a realtà illiberali”. Ci sono anche gli enti locali: la Regione, con il governatore Pd Nicola Zingaretti (“Chi ha il potere deve rassicurare che il rispetto per gli altri non sia fittizio ma reale”).

Per il Comune pentastellato c’è, in fascia tricolore, il vicesindaco Luca Bergamo: “L’omofobia è un fatto, e allora ci mettiamo la faccia. Arretramento dei diritti dopo le parole di Fontana? Non mi pare”. Non c’è la sindaca Virginia Raggi: è fuori Roma, spiega Bergamo. Il popolo del Pride prima la punzecchia (“Virginia dove sei?”), poi, nei comizi finali, le indirizza anche dei fischi.

La folla sfila per le vie di Roma, sfilano anche le aziende, come Procter&Gamble. Qualcuno vede lungo il percorso dei manifesti di Militia Christi contro la “perversione” ma prevalgono musica, colori e ironia: ‘L’unica Fontana che vogliamo è quella di Trevi’ si legge su un cartello. Un altro recita: ‘Salvini rilassati, l’Europa la cambiamo noi’. ‘Gesù ama tutti’, scrivono alcuni manifestanti in inglese. E poi: ‘Famiglia è dove c’è amore’.

Ci sono i Radicali e Potere al Popolo, c’è il Pd con Maurizio Martina e Monica Cirinnà, la promotrice della legge sulle unioni civili. Giorni che oggi sembrano lontanissimi: “A due anni dall’approvazione – dicono gli organizzatori dal palco – il governo dice che esiste una sola famiglia. Noi esistiamo, non riporterete indietro questo Paese”.

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