Roma roghi tossici: Rom fanno veleni e soldi sotto caserme Polizia e Carabinieri

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 7 novembre 2017 14:41 | Ultimo aggiornamento: 7 novembre 2017 14:46
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Roghi tossici in un campo rom (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Roma roghi tossici, è una lunga e penosa e pericolosa e dannosa storia. A Roma più o meno ovunque ad eccezione del centro storico della città, in ogni angolo urbano di ogni quartiere i rom accendono roghi. Roghi in cui bruciano, sciolgono, squagliano, rendono vendibile sul mercato i metalli e i materiali che hanno raccolto. Fondono metalli, bruciano metalli insieme con vernici, legno insieme con copertoni d’auto e di camion, alimentano i roghi con ogni materiale infiammabile da discarica. E punteggiano quindi, da anni (anni!) l’intera città di piccole e neanche tanto piccole discariche clandestine.

Clandestine ma di fatto da anni e anni tollerate. Per passività, negligenza, rassegnazione, incapacità. Perfino ignoranza e opportunismo politici e civili. Fino al punto che pochi giorni fa sui giornali veniva annunciato il sequestro di una discarica clandestina in funzione e bella mostra da anni, sequestro al seguito della brillante operazione delle forze dell’ordine che avevano colto in flagrante gli scaricatori di materiale clandestino e quindi, grazia alla flagranza, finalmente poteva arrivare il sequestro. Ricostruzione e narrazione senza senso: la flagranza non serve in tutta Italia, Roma compresa, per sequestrare una discarica clandestina. La legge dice che si può e si deve fare ogni giorno, la legge dice che una discarica clandestina, un rogo tossico vanno fermati subito. Si può e si deve fare.

Ma a Roma non si fa, non lo fa nessuno. Un solo esempio concreto: sponda del Tevere, altezza lungo vialone di Tor di Quinto. La curva del vialone che porta sulla Flaminia (si va, prima stazione, a Saxa Rubra Rai) vede a destra una caserma dei Carabinieri. Una caserma grande con mezzi e uomini tanti. E anche cavalli che ogni giorno sgroppano appunto sulla riva non cementificata del Tevere (siamo a meno di un chilometro da Piazza Ponte Milvio e dallo stadio Olimpico). L’altro lato del curvone ospita caserma, anche questa grande e grossa, della Polizia.

Centinaia se non migliaia di uomini in divisa che lì lavorano, passeggiano, dormono, mangiano, respirano. E regolarmente, ogni giorno, respirano anche i fumi tossici che ogni giorno i rom gli accendono letteralmente sotto il naso. I roghi tossici dei roma in questo spicchio di città adornano la pista ciclabile allietano le attività sportive dei circoli allineati lungo la sponda del fiume. Dalle caserme si vedono i fumi dei roghi, non ci vuole il Gps per trovarli. Eppure nessuno disturba i rom che avvelenano l’aria. Nessuno. Ogni tanto i Vigili Urbano allestiscono blocchi stradali sul vialone per verificare e soprattutto multare. Mai spingono la loro azione cento metri più in là.

A fronte di questa realtà appare solo scena, scena finta quella della sindaca Raggi che si vanta di aver convinto il ministro Minniti a impiegare l’esercito contro i roghi tossici (tra l’altro l’esercito non dipende dal ministero degli Interni). Raggi prosegue dicendo cose senza senso e alla rinfusa, dice di voler telecamere. Telecamere per vedere cosa? I roghi tossici sono visibili, segnalati, qualunque romano ne può fare una mappa. Chiedere telecamere è buttare la palla in tribuna. Poi Raggi chiede più assunzioni in Polizia. Il che fa sempre bene ma che c’entra? Non è che i poliziotti non ce la fanno, è che non vanno.

Non vanno i poliziotti, non vanno i Vigili, non vanno i Carabinieri. Quel che vanno sono parole e lettere, c’è gran corrispondenza in questi giorni. Raggi scrive a Minniti e Minniti scrive a Raggi e Zingaretti plaude e Raggi vanta e…E un sacco di parole vuote. L’esercito contro i fuochi dei rom? Possono essere i Carabinieri, l’esercito non può svolgere compiti di polizia se non in modalità “strade sicure”, cioè presidiando, non arrestando.

Ma poi serve davvero l’esercito? Forse a spingere quelli che non vanno a spegnere i roghi tossici e a bloccare i rom che li accendono e ci campano. Non vanno i Vigili Urbani e va bene…dicono non senza ragione di aver paura. Non vanno i poliziotti, non vanno i Carabinieri e nessuna autorità politica li spinge davvero ad andare. Perché abbonda e impera il “non mi compete”. Perché la filosofia e cultura di governo dei vecchi e ancor più dei nuovissimi è evitare grane. Perché una bella dichiarazione ai giornali “chiuderemo i campi rom” non costa nulla e fa volume. Mentre chiuderli davvero i campi rom pone il grosso e tosto problema del che farne davvero dei rom.

Perché impedire ai rom di avvelenare la città significa impedir loro di campare coi soldi che fanno coi roghi e quindi toccare e spezzare una catena di interessi in cui non ci sono solo rom. Significa andare a toccare piccole meno piccole lobby: i depositi di auto e rottami ad esempio. E tutti quelli (quanti nell’edilizia e nella piccola impresa) che smaltiscono rifiuti in maniera illegale e nociva alla salute. Spegnere i roghi tossici significa fare sul serio, quindi meglio fare la scena dell’esercito che arriva, delle telecamere che arriveranno, dei poliziotti da assumere. Dimenticando che i roghi i rom li accendono sotto le caserme di poliziotti e Carabinieri. Si fa scena, si fa la faccia feroce. Nel frattempo, sereni, i rom fanno i soldi e i veleni.