Roma, banda delle buche: “Se appalto a noi, altri son morti”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Ottobre 2015 15:37 | Ultimo aggiornamento: 14 Ottobre 2015 15:41
Roma, banda delle buche: "Se appalto a noi, altri son morti"

(Foto Ansa)

ROMA – “Se danno l’appalto a noi, gli altri son morti”: così parlavano gli imprenditori Luigi Martella ed Alessio Ferrari, arrestati mercoledì mattina a Roma con l’accusa di aver pagato tangenti per appalti sulle strade (piene di buche) della capitale.

“Se noi c’avemo quelli stavolta sò morti tutti!”: così, in una telefonata intercettata allegata all’ordinanza, parlavano i due imprenditori agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione e turbata libertà degli incanti. Ferrari e Martella si riferivano alle informazioni sulle gare ottenute corrompendo il funzionario comunale Ercole Lalli, anche lui ai domiciliari con l’accusa di aver ricevuto la tangente. 

Con il termine “quelli” i due imprenditori intendevano le informazioni sui partecipanti alla gara poiché, come si legge nell’ordinanze, temevano “soprattutto un altro gruppo di imprese, quello controllato dalla famiglia dei Bucci, detti ‘gli Artenesi’, e Marcello Luciani”.

“Per tale ragione – scrive il gip – desideravano conoscere anzitempo in quale o quali lotti erano state invitate imprese riferibili ai predetti, in modo da presentare offerte più aggressive (‘menàje’, ovvero ‘picchiarli’) ed ottenere l’aggiudicazione”.

La gara d’appalto coinvolta nell’inchiesta è la prima per i lavori stradali in vista del Giubileo straordinario indetto da papa Francesco che si aprirà l’8 dicembre prossimo.

 

Secondo l’accusa le imprese di Ferrari e Martella il 27 settembre, al fine di turbare le gare d’appalto per la manutenzione e la sorveglianza delle strade della Grande Viabilità della città, avrebbero consegnato ad Ercole Lalli 2.000 euro in contanti in cambio di informazioni riservate inerenti le imprese invitate alle gare.

Al momento dell’intervento dei carabinieri, Lalli aveva ancora in mano il denaro incassato, e ha tentato inutilmente di disfarsi della busta contenente 10 banconote da 100 euro e 20 da 50 euro, immediatamente sequestrate.

Secondo l’accusa il denaro sarebbe stato versato in cambio di informazioni riservate sulle imprese invitate alle gare (del valore di un milione di euro ciascuna) che consentivano di controllare i meccanismi di aggiudicazione, sebbene affidati ad un sorteggio casuale.

 

La manutenzione stradale di Roma avviene tradizionalmente attraverso la suddivisione della città metropolitana in otto lotti, corrispondenti ad altrettante aree. L’affidamento della manutenzione e sorveglianza è effettuato, per ciascun lotto, mediante gara e con durata limitata nel tempo. Allo scadere del periodo temporale, quindi, vengono bandite nuove gare, onde assicurare la continuità del servizio. Le imprese invitate vengono sorteggiate dall’amministrazione attraverso un metodo casuale tra quelle iscritte ad uno specifico sistema informatizzato in uso presso Roma Capitale.