Saturna Englaro, morta la mamma di Eluana: funerali privati

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Dicembre 2015 13:51 | Ultimo aggiornamento: 4 Dicembre 2015 13:51
Saturna Englaro, morta la mamma di Eluana: funerali privati

Saturna Englaro, morta la mamma di Eluana: funerali privati

MILANO – Saturna Englaro, la mamma di Eluana Englaro, è morta. La donna si ammalò subito dopo l’incidente della figlia, che rimase in coma per oltre 17 anni, e i suoi funerali si sono svolti alcuni giorni fa in forma privata a Milano. Beppino Englaro, il marito, l’ha sempre tenuta lontana dai riflettori, nonostante la campagna di cui si è fatto promotore per vedere riconosciuto il Italia il diritto al testamento biologico.

Repubblica nell’edizione di Milano scrive che la donna aveva 78 anni e che la malattia l’aveva colpita poco dopo l’incidente per cui la figlia Eluana rimase in stato vegetativo:

“La donna si era ammalata quasi subito dopo l’incidente che nel 1992 aveva ridotto in coma la figlia allora 22enne. Aveva resistito alla malattia fino a quando non aveva perso la speranza di rivedere la sua Eluana riprendersi. Poi si era lasciata andare.

“Ringrazio tutti quelli che mi stanno chiamando perché sento tanto affetto e vicinanza – è il commento di Englaro – ma sapete bene che ho sempre cercato di parlare il meno possibile di lei”. Negli anni della lunga battaglia che Beppino portò avanti per porre fine all’agonia della figlia, l’unica domanda davanti alla quale si è sempre irrigidito è stata quella sulla moglie, al punto che si decise a rivelare le sue condizioni solo quando qualcuno insinuò che forse lei non era d’accordo con le decisioni del marito.

In realtà Saturna, che aveva 78 anni, aveva condiviso tutto con Peppino fino a quando il dolore e la malattia non l’avevano fatta estraniare dal mondo. Non usciva quasi più dall’abitazione di Lecco, dove viveva con il marito e dove era cresciuta anche la figlia. Eluana, ricoverata per anni alla casa di cura Talamoni di Lecco, è morta il 9 febbraio del 2009 in una clinica di Udine dove la fece trasferire il padre quando ottenne l’autorizzazione a interrompere i trattamenti che la tenevano in vita considerati un inutile accanimento terapeutico”.