Scuole non riaprono perché contagio c’è, chiuderle è facile e prof non vogliono stare fino alle 16

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 5 Gennaio 2021 10:27 | Ultimo aggiornamento: 5 Gennaio 2021 10:27
Scuole in Campania, il Tar boccia De Luca: da domani in presenza la quarta e quinta elementare

Scuole in Campania, il Tar boccia De Luca: da domani in presenza la quarta e quinta elementare (foto Ansa)

Scuole non riaprono il 7 gennaio e forse neanche l’11 di gennaio. E’ stato detto il 18, qualcuno ha già decretato il 31. Date che frullano, nelle condizioni date la scuola superiore in Italia potrebbe non riaprire proprio fino a primavera inoltrata e totalizzare così due anni scolastici più o meno Dad, più o meno pro forma.

Scuole non riaprono: il motivo del contagio

Scuola non riapre perché…per tanti perché. Ecco la prima delle condizioni date di cui sopra: il contagio c’è. Non tanto dentro gli edifici e durante l’attività scolastica. Questi sono anzi tra le dimensioni e i luoghi più protetti. Il contagio c’è fuori e quindi con facilità si porta, entro dentro le scuole. Il contagio degli adolescenti e ragazzi che fanno vita sociale non protetta e contemporaneamente sono alunni. Il contagio della vita associata di cui partecipano genitori e insegnanti e chi negli edifici scolastici lavora.

Il contagio, sì anche quello, che si può contrarre sui mezzi del pubblico trasporto. Ma questa dei bus e metro riguardo alla scuola è fonte contagio perfetta, perfetta perché tutti si scaricano dalle rispettive responsabilità e dicano; scuola non riapre fino a  che trasporto pubblico…Cioè mai. E studenti ed alunni chi l’ha detto si contagiano soprattutto in bus e metro? varrebbe la pena e il costo di fare una prova: portarli tutti a scuola e riportarli a casa per una settimana in taxi. E poi vedere se contagio cala. E quindi misurare davvero quanto contagio viene da uso mezzi pubblici e quanto dalle altre attività sociali (feste, bar, sport, incontri…) di giovani e adolescenti alunni.

Comunque contagio a gennaio 2021 c’è ed è alto, è una condizione data.

Scuole, facile chiuderle.

Chiudere la scuola è la cosa più semplice da fare per la cosiddetta autorità locale. L’equivalente come automatismo ed efficacia delle giornate blocco traffico periodicamente proclamate da Comuni e sindaci. Chiudi la scuola e sostanzialmente non protesta nessuno. Prendi un sacco di piccioni con una fava che non costa quasi nulla: un po’ abbassi il contagio, famiglie mugugnano un po’ ma neanche tanto, basta assicuri promozione ai figli a fine anno. Non protesta certo il personale docente e non docente.

Quando chiudi ristoranti e bar e palestre e lo sci e i centri commerciali c’è sempre qualcuno, più d’uno, che fa casino e casino grosso per opporsi e protestare. Quando chiudi la scuola niente casino se non un po’ nei Tg e tutto liscio nella realtà. Non si oppone di fatto nessuno. La politica del sommo peccato sia prendere di petto una lobby, i governi regionali ne sono l’Accademia, lo sa bene. Infatti appena tira aria di contagio la prima cosa che fa è chiudere o non riaprire le scuole.

Capitale umano questo sconosciuto. E deprezzato.

Chiudere o non riaprire le scuole non è solo un riflesso istintivo della politica indulgente e compiacente con il consenso, ogni tipo di consenso. E’ anche un riflesso culturale, si chiude o non si riapre quello di cui non si sente di avere immediato e primario bisogno. Con coerenza con se stesse una politica poco scolarizzata e una società civile malamente scolarizzata sentono di non avere la scuola aperta come bisogno primario e immediato.

Un ristorante chiuso diffonde e genera compatimento e rammarico per il suo futuro. Una scuola chiusa non fa altrettanto, si suppone che in caso di scuola chiusa il danno sia minore e comunque recuperabile. Il ristorante appare più urgente da riaprire e più drammatica appare la sua chiusura. Perché, questa è la cultura, ristorante fa soldi, scuola no. E’ il riflesso di una comunità che ignora il valore economico, sì economico, del capitale umano. Cioè della scolarizzazione reale, efficiente e progressiva. Un riflesso non casuale, che invece viene da lontano: nella nostra dimensione socio economica il capitale umano è deprezzato, vale meno di quello di relazione, famiglia, clientela.

Tanti perché, uno non detto: i prof

Tra i tanti perché scuole non riaperte ce n’é almeno uno non detto. Non detto perché appare politicamente/sindacalmente scorretto dirlo. Scuole superiori non riaprono e restano chiuse anche perché presidi e prof fieramente si oppongono a restare a scuola fino alle 16. Facendo due turni di ingresso, alle 8 e alle 10 del mattino, un po’ si by passa la strettoia del trasporto pubblico in ora di punta e si ottiene di avere ingressi e uscite da scuola meno…assembrati.

Ma presidi e prof e ovviamente Cgil, Cisl, Uil e Gilda e ogni sindacato della scuola si sono crucciati amorevoli della fatica inflitta nel caso agli alunni che dovessero entrare alle 10: tornare a casa alle 17? C’è chi abita lontano, magari fa le 18. E poi, poverini, quando studiano e fanno i compiti, a sera? Presidi, prof e sindacati potevano dirla più chiara e più vera: non vogliono restate loro nelle scuole fino alle 16. Non vogliono cambiare e allungare orario di lavoro. E con loro fa barricata comune il personale non docente. Era già successo quando si era ventilato di misurare la temperatura ad ingresso scuola, un coro di: chi, io?