Silvia Gobbato, Giorgio Ortis tormentato: Dovevo aspettarla, sarebbe ancora viva

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 settembre 2013 9:00 | Ultimo aggiornamento: 20 settembre 2013 15:24
Silvia Gobbato uccisa, Giorgio Ortis sospettato per un giorno: "Non dovevo lasciarla indietro"

Silvia Gobbato, avvocatessa di 28 anni accoltellata mentre faceva jogging

UDINE – “Finalmente posso vivere il mio dolore senza pensare ad altro”: Giorgio Ortis, sospettato per un giorno per l’omicidio della sua collega di studio e di jogging, l’avvocatessa di Udine Silvia Gobbato, è scoppiato in lacrime quando ha saputo che l’assassino di Silvia aveva finalmente un nome e quel nome non era più il suo.

Il vero assassino ha confessato: si chiama Nicola Garbino, studente fuori corso di 36 anni di Zugliano, frazione di Pozzuolo del Friuli. E’ lui che ha accoltellato a morte Silvia Gobbato mentre faceva jogging in un parco alla periferia di Udine. “Mi avete beccato. Volevo rapirla e poi chiedere il riscatto. Avevo bisogno di soldi”, ha detto ai carabinieri che lo hanno arrestato mentre vagava in bicicletta nei parcheggi del centro commerciale Città Fiera di Martignacco con uno zainetto dove teneva abiti e un coltello da cucina sporco da sangue.

Giorgio Ortis ora però fa i conti col suo senso di colpa: quella mattina del 17 settembre l’ha lasciata indietro, è corso più avanti “perché andava più veloce” e quando è tornato sui suoi passi a cercare l’amica ha visto il suo corpo straziato e insanguinato in un dirupo. “Devo anche pensare a convivere con questo senso di colpa gigantesco – dice Ortis – Se quel giorno non l’avessi lasciata correre da sola, Silvia sarebbe ancora viva. È una cosa che mi tormenterà per il resto della vita”.

Mentre la macchina mediatica si metteva in moto e puntava il dito contro Giorgio Ortis, la sua famiglia viveva un duplice dramma: “Io capisco gli inquirenti che lo stanno indagando, perché questi accertamenti vanno fatti per forza soprattutto su chi è stato l’ultima persona a vedere Silvia”, diceva suo padre Gianni, anche lui avvocato e titolare dello studio dove Silvia era praticante. “Ma noi stiamo vivendo questo doppio dramma: quello della cara, carissima Silvia che è stata uccisa e in questo modo terribile; e quello di Giorgio che deve spiegare e giustificarsi sapendo che comunque i riflettori sono tutti puntati su di lui. Non vorrei sovraespormi in queste dichiarazioni perché il vero dramma è quello di Silvia e della sua famiglia. Bisogna rispettare quel dolore prima di ogni altra cosa”.

Giorgio Ortis è stato interrogato per ore, agli inquirenti ha più volte raccontato la sua versione dei fatti: quella maledetta corsa mattutina all’ipovia. Lui era più svelto, l’ha superata e si sono dati appuntamento alla panchina 30 minuti dopo. Giorgio è uno che non lascia trasparire emozioni e la cosa ha indotto gli investigatori a sospettare il peggio. In più c’è quel comportamento sospetto: quando ha scorto il corpo martoriato e seminascosto di Silvia, ha preferito non intervenire, non toccarla. Ma lui, spiega il padre, era rimasto scioccato. Non riusciva nemmeno a comporre il numero per dare l’allarme. Tanto che ha passato il suo cellulare a chi gli stava accanto.