Silvia Gobbato: uccisa in pochi minuti, in pieno giorno, in un parco frequentato

di redazione Blitz
Pubblicato il 18 settembre 2013 8:35 | Ultimo aggiornamento: 18 settembre 2013 11:35
Silvia Gobbato

Silvia Gobbato

UDINE – Tutto in una decina di minuti. Silvia Gobbato, la runner di 28 anni uccisa da una decina di coltellate a Udine, è stata assassinata in un arco temporale brevissimo, in un parco frequentato, in pieno giorno. Un mistero. Ecco i dettagli del delitto tratti da Repubblica:

Anche martedì correva in pausa pranzo, lei praticante avvocato di successo, insieme a un collega: Giorgio Ortis, il figlio del proprietario dello studio, Giovanni. Correvano distanziati di circa 400 metri, lui aveva il passo più lungo. Quando si è girato e non l’ha vista ha notato un passante, ovvero colui che per primo ha notato il cadavere. Sono stati entrambi, davanti al corpo esanime di Silvia, a chiamare i soccorsi. Ortis è indagato, “un atto dovuto” precisano gli inquirenti.

Silvia è una runner. Si allena in pausa pranzo — carte e processi permettendo; viene quasi tutti i giorni assieme a Giorgio Ortis: anche lui ventottenne, figlio dell’avvocato Giovanni Ortis, titolare di uno degli studi legali più importanti di Udine, già candidato sindaco nel 2008. Se non le avessero piantato 12 coltellate tra addome e torace all’ora di pranzo, lì, sul tracciato di ghiaia, in mezzo a farnie e carpini, con la gente che passeggiava e sa dio come sia riuscito il killer ad agire indisturbato, Silvia Gobbato avvocato lo sarebbe diventato tra un mese: le mancava la prova orale. Dopodiché, stimata praticante legale, avrebbe continuato a lavorare assieme a Giorgio (praticante anche lui) e al padre. Con Giorgio si frequentavano anche fuori dal lavoro da una decina di mesi. Dopo che Silvia aveva chiuso una precedente relazione durata otto anni. Sono le 12.53 di ieri.

Usciti dallo studio Silvia e Giorgio come da abitudine raggiungono l’Ippovia in auto: arrivano dal centro di Udine, parcheggiano in un’area da dove poi, infilati gli scarpini, iniziano la loro corsa sul «lungo » che porta fino a Buja, uno dei paesi rasi al suolo dal terremoto del ‘76. Sono iscritti al «Gruppo marciatori udinesi». La passione è identica, la falcata no: Giorgio va più veloce, e infatti allunga il passo e perde di vista la ragazza. È quello che racconterà ai carabinieri, diversi testimoni confermano. Non la vede arrivare perché Silvia — dovrebbero essere all’incirca le 13.40 o al massimo un paio di minuti dopo, sul finale della corsa lungo il tragitto concordato — è tra le mani dell’assassino.

A lanciare l’allarme è un passante che vede prima il cellulare della vittima e poi scorge delle tracce di sangue, e quella scia porta al cadavere che è poco distante: dopo averla ripetutamente accoltellata all’addome, al torace e sul dorso, il killer l’ha trascinata su un viottolo. Fuggendo e facendo sparire, forse portandola con sé, l’arma del delitto (inutili finora le ricerche col metal detector). «Ero già arrivato vicino alla macchina — riferisce Giorgio Ortis interrogato in caserma assieme all’uomo che ha scoperto il cadavere — . Poi ho visto del movimento a 300-400 metri da lì, mi sono avvicinato e…».