Cronaca Italia

Trapianto San Camillo: “Paziente morto non per il cuore malato. Rigetto, infezione, ipertensione…”

Trapianto San Camillo: "Paziente morto non per il cuore malato. Rigetto, infezione, ipertensione..."

Trapianto San Camillo: “Paziente morto non per il cuore malato. Rigetto, infezione, ipertensione…”

ROMA – Trapianto San Camillo: “Paziente morto non per il cuore malato. Rigetto, infezione, ipertensione…”. Il paziente sessantenne cui è stato effettuato un trapianto di cuore e che poi deceduto al San Camillo di Roma non è morto a causa della funzionalità dell’organo che era ”ottimale” ma per 5 possibili cause: lo ha detto il direttore della cardiochirurgia del San Camillo Francesco Musumeci. L’uomo potrebbe essere deceduto infatti ”a seguito – ha spiegato – di un rigetto iperacuto, di una riposta infiammatoria sistemica, di una infezione da endotossina batterica, di una sindrome legata ai farmaci per l’anestesia o a seguito di ipertensione polmonare strutturale”.

Il paziente, ha sottolineato Musumeci ”era un paziente critico già operato al cuore più volte ricoverato per scompenso cardiaco e con defibrillatore”. Dopo il trapianto, ha quindi spiegato Musumeci, “il cuore presentava una buona funzionalità, dunque l’organo di per sé funzionava ma sono poi intervenute delle complicanze”. Certamente ha rilevato, “i trapianti di cuore hanno nella maggior parte dei casi dei buoni risultati, ma è chiaro che si tratta sempre di pazienti critici e c’è un rischio di mortalità”.

In merito alla tempistica degli eventi, Musumeci ha chiarito che il trapianto di cuore sul paziente a Roma è avvenuto il 30 agosto 2016 ed il suo decesso è avvenuto pochi giorni dopo ovvero il 4 settembre 2016. Ribadendo le ottimali condizioni dell’organo trapiantato, lo specialista ha sottolineato come “in alcune situazioni, proprio a causa della scarsità di organi si accettano ed utilizzano per il trapianto anche cuori che presentino piccole disfunzioni o imperfezioni, ma in questo caso tutti i parametri erano perfetti e non c’era alcuna evidenza contraria, come dimostrato dall’esito degli esami effettuati”.

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