Vicenza. Calci, schiaffi e insulti a ragazzino disabile: arrestate le prof

Pubblicato il 7 Giugno 2013 12:25 | Ultimo aggiornamento: 7 Giugno 2013 12:25
Vicenza. Calci, schiaffi e insulti a ragazzino disabile: arrestate le prof

Vicenza. Calci, schiaffi e insulti a ragazzino disabile: arrestate le prof

VICENZA – Calci nel sedere, schiaffi, botte al volto con un righello. E ancora insulti e minacce a un ragazzino di 15 appena anni e affetto da autismo. I suoi aguzzini erano coloro che avrebbero dovuto aiutarlo e proteggerlo, le sue insegnanti di scuola media. Maria Pia Piron, 59 anni, e Oriana Montesin, 55 anni, sono la professoressa e l’assistente sociale che hanno trasformato la scuola in un incubo. Riprese giorno dopo giorno da una telecamera nascosta, i carabinieri hanno filmato le violenze e le angherie. L’8 aprile per le due donne è arrivato l’arresto e ora, dopo aver pagato un risarcimento di 10mila euro, sono ai domiciliari in attesa del processo.

Solo quattro giorni durano le registrazioni, dal 3 all’8 aprile 2013. Quattro giorni che descrivono un inferno di anni in cui il ragazzino, autistico, veniva maltrattato e terrorizzato. Lui inerme non reagiva, immobile e con le mani sul volto per ripararsi. Questa la sua unica difesa, coprire occhi e viso contro l’orrore quotidiano.

Andrea Priante sul Corriere del Veneto descrive i quattro giorni da incubo di Michele. La prima ripresa è del 3 aprile, una scena che si ripeterà e che già da tempo era nel triste copione quotidiano del ragazzino:

“Michele è seduto a una scrivania, in mano un pennarello con il quale scarabocchia un quaderno. Non strilla e non reagisce. Neppure quando l’assistente sociale gli si avvicina e lo strattona tirandolo per i capelli e le orecchie. Poi la Montesin torna a sedersi. Ma la tregua dura pochi minuti, la si vede afferrare qualcosa e avvicinarsi nuovamente al ragazzino con in mano un righello con il quale lo percuote al capo e al volto. Lo costringe a restare in piedi, poi a inginocchiarsi. E Michele sempre zitto, buono. È terrorizzato: appena una delle due donne muove qualche passo, porta le mani davanti al volto per proteggersi. Alle 11 arriva anche la Piron che sferra un calcio al ragazzo. «È proprio un toso che te istega» («È un ragazzo che ti istiga»), spiega alla collega”.

Il 4 aprile, secondo giorno di riprese, va avanti tra insulti “sei un asino, un letamaio” e minacce di “calci al culo”. E poi ancora una bacchettata alla nuca e calci alle gambe. Giornata fortunata solo il 5 aprile, troppe persone passano da Michele perché loro possano agire indisturbate, scrive Priante:

“Il 5 aprile è una giornata fortunata per Michele. Se ne rimane nella stanza con l’assistente sociale ma per tutta la mattinata c’è un continuo viavai di persone che – sottolineano gli inquirenti – «probabilmente ha impedito all’indagata di esprimersi liberamente». E così la donna si limita a minacciare il ragazzo di schiaffeggiarlo e di dargli un pugno”.

Anche il quarto giorno di riprese inizia nell’orrore. “Ti spacco la testa, porcone animale… Ti spacco il naso!”, gli grida la Piron:

“Lui, terrorizzato, si fa i bisogni addosso e lei dà di matto. «Hai finito animale! Sei un animale! Puttana di un porco!». A quel punto prende un fazzoletto imbevuto di un detergente per i mobili (il «Brillalcol» annotano con fredda precisione gli investigatori) e lo utilizza per pulire il volto del ragazzo. La stessa cosa, un’ora più tardi, la farà l’assistente sociale. Alle 10, come se all’orrore non ci fosse fine, nella stanza entra la bidella Luciana Scottà (che poi sarà denunciata a piede libero) che davanti alla Montesin percuote più volte Michele. E commenta: «Il ragazzo è un vegetale!»”.

Poi l’assistente sociale colpisce il ragazzo a testa e collo con forbici e i carabinieri non possono più stare fermi a guardare. Alle 10,34 entrano nella stanza dove c’è Michele:

“Nelle immagini si scorgono le maestre alzarsi e uscire dalla stanza. Poco dopo entra un uomo in abiti eleganti, il volto non è mai inquadrato. Posa una mano sulla spalla del ragazzo, come a dirgli «È tutto finito» e ordina alle donne di sedersi. Alza la voce. Il tono è sprezzante. Una di loro fa per chiedere spiegazioni e lui infila la mano nella giacca ed estrae il tesserino. Le parole che pronuncia suscitano una gioia indescrivibile. Chiunque veda quei filmati terribili, trascorre ore sentendosi soffocare dall’ansia di sapere che da un momento all’altro può tornare la violenza contro un ragazzino indifeso. E all’improvviso si ritrova ad esultare sentendo quell’uomo senza volto dire: «Sono un carabiniere. Michele adesso viene via con me»”.

Un lieto fine per Michele, un processo che ora inizia per coloro che lo hanno maltratto. “Ero molto stressata”, ha detto una di loro. Voleva essere una giustificazione, ma difficilmente chi ha visto le immagini potrà accettarla.