Yara Gambirasio, 5 “sfortune” che hanno rallentato le indagini: fulmine, neve…

Yara Gambirasio, 5 "sfortune" che hanno rallentato le indagini: fulmine, neve...
Massimo Giuseppe Bossetti (Foto da Facebook)

BERGAMO – Un fulmine che mette fuori uso le telecamere di sorveglianza della palestra di Brembate di Sopra, la falsa pista di Mohammed Fikri (per una traduzione sbagliata) che rallenta le indagini, la neve che nasconde il corpo di Yara Gambirasio,  il sospetto diffuso dalle notizie sulle indagini che i telefonini della zona di Mapello siano intercettati, lo scambio di provette che ha fatto sì che due anni fa il Dna di Ester Arzuffi, madre di Massimo Giuseppe Bossetti, venisse confrontato con quello di Yara anziché con quello di Ignoto Uno: sono tutti elementi che, sottolinea Alessandro Dell’Orto su Libero Quotidiano, hanno fatto sì che dopo tre anni e mezzo dal 26 novembre del 2010 ancora non sia del tutto chiaro chi e perché abbia ucciso la tredicenne Yara. 

Bossetti è stato arrestato, ma gli stessi inquirenti sono convinti che non possa aver rapito da solo un’atleta come Yara. Si cerca un complice e un movente. Ma ormai sono passati tre anni e mezzo.

Ad inceppare subito le indagini era stato il guasto alle videocamere davanti alla palestra in cui si allenava Yara. Quattro mesi prima, durante un temporale, un fulmine le aveva messe fuori uso. Non erano mai state riparate. Così quando gli inquirenti hanno pensato di visionarle si sono trovati davanti ad una prova mancata.

Poi è stato l’arresto di Fikri, piastrellista marocchino che lavorava al cantiere di Mapello. Viene arrestato dopo che una telefonata intercettata viene tradotta in modo errato, lasciando pensare che sia lui l’assassino di Brembate. Fikri viene fermato sul traghetto salpato da Genova per Tangeri. Dopo due giorni viene rilasciato. Nel frattempo si diffonde la notizia che i telefoni sono stati intercettati. E il killer ha la possibilità di prendere le adeguate precauzioni.

Alla fine di novembre arriva anche la neve, che copre tracce e impronte e lo stesso corpo di Yara, che verrà trovato solo tre mesi dopo, il 26 febbraio del 2011, in un campo di Chignolo d’Isola. Poco dopo, nel 2012, un altro errore fa perdere tempo prezioso alle indagini. Viene prelevato il Dna di 531 donne della Val Seriana. Tra loro c’è anche Ester Arzuffi, madre di Massimo Giuseppe Bossetti. Solo che il suo Dna non viene comparato con quello di Ignoto Uno, cioè quello dell’assassino che ha lasciato il proprio sangue sulla biancheria intima di Yara, ma, probabilmente per uno scambio di provette, con quello della ragazzina morta.

Solo tre anni e mezzo dopo si risale a Massimo Giuseppe Bossetti: il suo Dna coincide con quello di Ignoto Uno. Anche in questo caso le cose non potevano essere più complicate: non è il figlio legittimo di Giovanni Guerinoni, l’autista di Gorno morto nel 1999 ed identificato come il padre biologico di Ignoto Uno. Bossetti è nato da una relazione extraconiugale di Guerinoni con Ester Arzuffi. Che continua a negare che Massimo sia figlio di un tradimento.

 

 

(Foto Facebook e Lapresse).

 

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