Yara, intercettazione: “L’ho presa”. Non era Bossetti ma…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Ottobre 2015 10:28 | Ultimo aggiornamento: 3 Ottobre 2015 12:27
Yara Gambirasio, un'intercettazione: "L'ho presa"

Yara Gambirasio

BERGAMO – Nelle indagini sullomicidio di Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate di Sopra (Bergamo) scomparsa il 26 novembre del 2010 e trovata morta il 26 febbraio del 2011, spunta un’intercettazione. Poche parole: “Ce l’ho, l’ho presa. Sto arrivando”.

A sentirla, riferisce Claudia Guasco sul Messaggero, la sera di quel 26 novembre, proprio nei momenti in cui Yara uscì per l’ultima volta dalla sua palestra, è la signora Anna Marra Prata, residente a Ponte San Pietro.

Per comunicare con la figlia, che abita nella casa accanto, usa una walkie talkie. E proprio con il walkie talkie quella sera sentì ‘interferenza. La frase riguardava Yara?

Intanto all’ultima udienza del processo per l’omicidio di Yara si è parlato di un altro furgone, oltre a quello di Massimo Giuseppe Bossetti, unico indagato. Quello del custode del centro sportivo, Walter Brambilla, che è statointerrogato e intercettato, ma non sottoposto a esame del dna.

Scrive Guasco sul Messaggero:

“L’uomo guida un furgone Iveco del centro sportivo, con cui riaccompagna a casa i bambini più piccoli dopo le atività sportive. Ma quel mezzo non è stato mai analizzato. Dove si trovava la sera del 26 novembre? Deposizione di Silvia Brena, allenatrice di ritmica di Yara: “Stavo rientrando a casa e ho incrociato per strada Walter Brambilla alla guida del suo furgone”. Obiettivo dei legali di Bossetti è identificare le possibili falle nelle indagini. E infatti sottolineano “lacune e dubbi che restano in un’inchiesta amplissima” e in cui “restano molti punti oscuri”.

Ma per la Procura un aspetto è stato evidente fin dall’inizio: quando il 26 febbraio 2011 fu trovato il corpo di Yara nel gelido campo di Chignolo, si pensò subito che “chi l’aveva portata lì era nato in quella zona, oppure ci viveva o la frequentava per motivi di lavoro”. L’ipotesi che l’assassino di Yara non fosse un orco di passaggio ma conoscesse la zona deriva dal fatto che il percorso dall’impianto e il campo “non è lineare” e contempla “strade secondarie”, che difficilmente chi non è del luogo è in grado di percorrere”.