Amazzonia, il Brasile rifiuta i 20 milioni di aiuti dal G7

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 27 Agosto 2019 9:49 | Ultimo aggiornamento: 27 Agosto 2019 9:58
Incendi in Amazzonia

Una foto scattata da Greenpeace degli incendi in Amazzonia

MILANO – Il Brasile rifiuta i 20 milioni di dollari di aiuti offerti dal G7 per fermare gli incendi che stanno devastando la foresta pluviale in Amazzonia. Una vera e propria retromarcia del governo brasiliano, dopo che il ministro dell’Ambiente, Ricardo Salles, aveva al contrario dichiarato che l’aiuto del G7 sarebbe stato “un’eccellente misura molto benvenuta dal governo”.

Una retromarcia su cui ha inevitabilmente ha pesato lo scontro a distanza tra il presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, e l’omologo francese, Emmanuel Macron, accusato di mire colonialiste: “Quando mai una persona ne aiuta un’altra – a meno che sia una persona povera, no? –  senza avere niente a cambio? Cosa c’è nel mirino di quelli che puntano all’Amazzonia? Cosa vogliono loro da lì?”, la domanda-provocazione di Bolsonaro. 

Parole che vanno ad aggiungersi alle offese rivolte dal capo di Stato sudamericano alla première dame francese, Brigitte Macron, e alla messa in dubbio dei dati internazionali sugli incendi, nel solco di un negazionismo che va avanti da quando i roghi sono cominciati, e per i quali inizialmente Bolsonaro aveva incolpato niente di meno che le Organizzazioni non governativi a cui lui stesso aveva tagliato i fondi. 

Dietro ai roghi che stanno distruggendo l’Amazzonia, polmone verde del pianeta, ci sono invece le mire di agricoltori e allevatori, a cui proprio Bolsonaro ha ampliato i permessi per dare fuoco ai terreni da coltivare. Si abbattono gli alberi, li si lascia nei campi finché perdono l’umidità e poi si dà loro fuoco. Ma fare questo durante la stagione secca significa aumentare il rischio che i roghi si propaghino. Un rischio incrementato dalla mano libera lasciata proprio dal presidente brasiliano ai possidenti terrieri. 

Greenpeace: in un anno +145% di incendi 

Secondo i dati di Greenpeace, tra gennaio e agosto 2019 il numero di incendi in Amazzonia è aumentato del 145% rispetto allo stesso periodo del 2018. In questi mesi il 75% dei focolai si è verificato in aree che nel 2017 erano coperte dalle foreste e che successivamente sono state deforestate per lasciare spazio a pascoli o aree agricole.

In diversi Stati colpiti dai roghi gli incendi mostrano chiaramente l’avanzata dell’agricoltura industriale nella foresta, spesso per far spazio a pascoli per il bestiame e colture, soia in particolare, destinate alla mangimistica.

Degli oltre 6mila focolai registrati tra 16 e il 22 agosto, il 19% si è verificato in aree naturali protette, il 6% delle quali appartengono a diversi Popoli indigeni. E con l’aumentare degli incendi aumentano le emissioni di gas serra, che favoriscono l’innalzamento della temperatura globale e, conseguentemente, il verificarsi di eventi meteorologici estremi che mettono in pericolo la fauna selvatica e la vita di migliaia di persone, ricorda Greenpeace.

Fonti: Folha de S. Paulo, Bbc, Ansa, Greenpeace