Andrea Adorno, caporalmaggiore degli Alpini, e l’agguato dei talebani in Afghanistan: “Così ho ricevuto la medaglia d’oro”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 maggio 2018 12:40 | Ultimo aggiornamento: 15 maggio 2018 12:40
Andrea Adorno, caporalmaggiore degli Alpini, e l'agguato dei talebani in Afghanistan: "Così ho ricevuto la medaglia d'oro"

Andrea Adorno, caporalmaggiore degli Alpini, e l’agguato dei talebani in Afghanistan: “Così ho ricevuto la medaglia d’oro” (Foto archivio Ansa)

MILANO – Andrea Adorno è finito nell’esercito quasi per caso: la madre va via quando lui è solo un bambino, il padre muore di ictus davanti a lui quando è poco più che adolescente.  [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui, Ladyblitz – Apps on Google Play]   E lui decide di arruolarsi. Oggi, a 30 anni, è medaglia d’oro per la sua azione in Afghanistan.

Il 16 luglio del 2010, racconta Alessandro Fulloni sul Corriere della Sera,  Andrea, caporalmaggiore degli alpini, si trovava nella valle del Murghab con una squadra speciale di commandos italiani caduta in un agguato dei talebani.

È mattino presto, «i proiettili ronzano come insetti», scrive Andrea nella sua autobiografia Nome in codice Ares, scritta con Gastone Breccia. Quel 16 luglio il «target» a Bozbai è una shura, assemblea con capi villaggio e capi talebani. All’alba i militari decollano su tre elicotteri Chinook. E vengono accolti dalle raffiche:

Raffiche da terra, Rpg — i «bazooka» sovietici — contro i velivoli. E l’attacco talebano quasi suicida — con gli Ak 47 al posto delle baionette — che mette in difficoltà gli incursori del Col Moschin tra le case del villaggio. I ranger del Cervino, schierati a protezione, devono coprirli. «Sciolgo i muscoli delle spalle — ricorda Andrea — e respiro a fondo per mirare con cura». Trincerato dietro un muro, esplode 200 colpi. Ma i talebani lo colpiscono, ferendolo a un’anca. Lui non fa una piega («manteneva stoicamente la posizione…» recita la motivazione della medaglia d’oro) e continua a sparare. «Respiro, raffica breve, respiro, tiro il grilletto…». Minuti, ore, l’acqua nella borraccia che finisce. I suoi centri sono decisivi per consentire ai commandos di rientrare. Poi chiama via radio, calmo: «Uomo a terra». Due incursori lo sorreggono sino al Chinook.

In ospedale Andrea è stato subito visitato dalla compagna Valentina, che aspetta da lui il secondo figlio. Ed è anche per lei che non tornerà più in Afghanistan.

Adesso che si è ristabilito dalle ferite, dopo aver ricevuto la medaglia d’oro dall’ex presidente Giorgio Napolitano, sta perfezionando un corso di lingue in una scuola dell’Esercito. Presto sarà destinato a un nuovo incarico, meno operativo, ma pure sempre di responsabilità.