“Sono solo e senza amici”: gli appelli online dell’attentatore nigeriano

Pubblicato il 29 Dicembre 2009 15:22 | Ultimo aggiornamento: 29 Dicembre 2009 15:41

Umar Farouk Abdulmutallab

Umar Farouk Abdulmutallab era «solo», senza amici e «senza un vero amico islamico» e «senza nessuno con cui parlare». E’ questa la descrizione che faceva di sé il ragazzo nigeriano che il giorno di Natale ha tentato di farsi esplodere a bordo di un aereo che, partito da Amsterdam, stava atterrando a Detroit.

La ricostruzione del suo ipotetico “diario” è stata fatta con i messaggi inviati, tra il 2005 ed il 2007, ai social network firmandosi come «Farouk 1986». Si tratta in totale di 300 messaggi che il Washington Post ha rintracciato attraverso Facebook ed una chat islamica, entrambi frequentati con l’obiettivo esplicito di trovare amici.

«Il mio nome è Umar ma puoi chiamarmi Farouk» si legge in un post, ed in un altro «possa Allah ringraziarti per leggere i miei messaggi e premiarti per il tuo aiuto». Insistenti sono le richieste di contatto e di sentire dall’esterno «il vostro parere» sui pensieri messi in rete.

Pensieri che vanno dalle normali preoccupazioni di uno studente universitario, i progetti per il futuro e la paura per i test, a qualcosa di più profondo e, con il senno di poi, preoccupante come «il dilemma tra liberalismo e l’estremismo» come musulmano.

I messaggi iniziano nell’ultimo anno in cui Farouk frequenta l’esclusiva boarding school britannica in Togo, periodo a cui si riferiscono i messaggi in cui il ragazzo spiega di non aver «nessuno con cui parlare, con cui consultarsi, nessuno che mi sostiene quando mi sento depresso e solo; non so cosa fare e credo che questa solitudine mi può portare altri problemi».

La ragione principale della sua solitudine, spiega Farouk, è la mancanza di amici musulmani. «Io cerco di socializzare con tutti, non creo conflitti, rido e scherzo senza eccedere – scrive in un altro post – mi descriverei come ambizioso e determinato, soprattutto per quanto riguarda la religione: mi impegno a vivere la mia vita quotidiana secondo il Corano e la Sunna al meglio della mia possibilità».

Una devozione che spinge i compagni di scuola a soprannominarlo «Alfa», termine locale per identificare i religiosi islamici. Ma al contempo Farouk ci tiene a descriversi come un ragazzo «che fa sport, legge libri e guarda la tv, sempre però nei limiti concessi dalla religione».

È questo l’aspetto che colpisce nei messaggi del ragazzo, lo sforzo di cercare di conciliare le convinzioni religiose con lo stile di vita occidentale della scuola britannica frequentata.