Bufale, Facebook in guerra spuntata. Scoperta la base di fake su Gentiloni: in Bulgaria ma la guida un italiano

di Mario Tafuri
Pubblicato il 16 dicembre 2016 7:25 | Ultimo aggiornamento: 16 dicembre 2016 8:07
Bufale, Facebook in guerra contro i fake. Da Gentiloni alla Clinton, tante vittime illustri

Bufale, Facebook in guerra contro i fake. Da Gentiloni alla Clinton, tante vittime illustri. Nella foto, il post su Facebook con le oltraggiose parole falsamente attribuite a Gentiloni

Le bufale infestano la politica in mezzo mondo e Faceboook ha deciso di correre ai ripari. Facebook ha annunciato un farraginoso e contorto sistema di controllo, che è stato già giudicato in modo negativo in America. “Non esaltatevi troppo per il piano di Facebook per combattere le notizie false”, ha scritto il sito di analisi Vox.com.

Intanto due giornalisti, Paolo Attivissimo, autore del blog Il Disinformatico, e David Puente, hanno indagato sul sistema di diffusione di notizie false e tendenziose che turbano la vita politica e non solo in Italia e hanno scoperto che Libero Giornale, diffusore della bufala più recemte contro il neo primo ministro Paolo Gentiloni, è radicato in Bulgaria. Sembra che il sito si possa ricondurre a un signore italiano, Carlo Enrico Matteo Ricci Mingani. Una persona con quel nome risulta residente ad Albenga (Savona). Sembra essere titolare di una partita Iva. Non è dato sapere se si tratta della stessa persona che risulta titolare del sito.

Stando a un comunicato stampa on line,  Ricci è Ceo, cioè capo assoluto, della società Edinet. Edinet

“ha rilevato il gruppo KontroKultura. Oggi gestiamo oltre 30 testate on line. La maggior parte di queste, sono generaliste, mentre alcune si occupano di settori specifici come: Spettacolo, Tecnologia, Politica e Cronaca”

Le bufale, le false notizie diffuse da falsi profili, hanno una crescente influenza sulle scelte dei popoli, a cominciare dalle elezioni presidenziali Usa per finire in Italia, con la campagna del Referendum sulla riforma della Costituzione.

In Italia siamo in emergenza, ultimo episodio giovedì 15 dicembre 2016, riferito su Repubblica.it da Gaia Scorza Barcellona. Vittima è stato il neo presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, a causa di un articolo “basato su false dichiarazioni su un sito satirico poco trasparente, Libero Giornale“. Si è scatenato l’inferno. Oltre 10mila condivisioni su Facebook in poche ore per le parole attribuite al neo presidente Gentiloni. Le pagine satiriche di Libero Giornale lanciano la pseudo ”dichiarazione choc” del premier. La frase di presentazione è dura:

“Se questo è l’inizio del cambiamento, io scappo dall’Italia”.

Poi il titolo dell’articolo:

Gentiloni nuovo premier, è già polemica

Infine la pseudo notizia:

“Susciteranno sicuramente delle polemiche queste dichiarazioni del nuovo premier Gentiloni, che ci è andato giù pesante e non ha lasciato spazio a interpretazioni, subito dopo aver accettato l’incarico di governo da Sergio Mattarella:

“Non è un periodo storico facile per l’Italia, siamo in crisi da diversi anni e ormai la crescita dello zero virgola è nulla in confronto a quella di altri paesi europei”.

Ma per ritornare ad essere veramente competitivi – continua Gentiloni – gli italiani devono fare dei piccoli sacrifici quali smettere di lagnarsi sui social e poi fare la fila per comprarsi l’ultimo IPhone, o insultare i protagonisti di #Riccanza per poi fare tavolo in discoteca in 40 per potersi permettere una bottiglia di DonPero. Risparmiassero 10 euro in più al mese, così potrebbero campare dignitosamente.

“Basta ipocrisie, sono tutti finti poveri e io sono già scocciato di questo piagnisteo, rimboccarsi le maniche per il futuro del paese, qualche sacrificio non ha mai ammazzato nessuno, solo così l’Italia tornerà a primeggiare in Europa”.

È seguita “una valanga di malumori dando la stura ai peggiori messaggi indirizzati a Gentiloni e, più o meno direttamente, alle istituzioni che rappresenta. Attacchi ingiustificati causati, ancora una volta, da notizie non vere.

Una corrispondenza di Gina Di Meo della agenzia Ansa da New York in serata ha riferito che da Facebook è partita una crociata per combattere le ‘fake news’, ossia le notizie false:

“Lo ha annunciato la stessa direzione del social network, il primo a tentare di contrastare un fenomeno crescente e pericoloso.

Facebook cercherà di limitare la diffusione di fake news attraverso le segnalazioni dei suoi utenti, i quali avranno l’opzione di cliccare sul lato destro della storia se non la ritengono veritiera. Allo stesso tempo Fb si avvarrà anche dell’ausilio di un apposito software per individuare le fake news trainanti.

Le segnalazioni poi passeranno nelle mani di un consorzio di giornalisti per essere verificate. Le storie ritenute false verranno etichettate da Fb come “contestate da controlli terzi”. Facebook modificherà anche il suo algoritmo per assicurarsi che le vicende “controverse” non si diffondano troppo. Agli utenti che intendono condividerla verrà chiesto se sono davvero sicuri di volerlo fare.

Fb infine tenterà di rendere più difficile per gli editori di trarre profitto dalle fake news, anche se non precisa come. Nell’operazione di fact checking, Facebook si servirà di organizzazioni come Abc News, Politifact, FactCheck e Snopes:almeno due di loro dovranno segnalare un problema per ‘marchiare’ le notizie come “contestate”.

Come racconta Gina Di Meo, la goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha spinto Facebook a prendere l’iniziativa “è stata la diffusione della falsa notizia che l’ex candidata alla presidenza Hillary Clinton era coinvolta in un traffico sessuale che aveva come teatro una pizzeria di Washington. Per questo motivo un uomo aveva tentato di fare giustizia entrando armato nel ristorante in questione”.

Non sarà una passeggiata:

“Nonostante l’annuncio delle nuove misure, le perplessità rimangono a causa della difficoltà di fare il fact checking su alcune notizie. Secondo quanto riferisce il sito recode.net, infatti, mentre da una parte e’ facile verificare che ad esempio il Papa non ha appoggiato Donald Trump, dall’altra se lo stesso Trump twitta che milioni di persone hanno votato illegalmente il giorno delle elezioni, come verificare che il neo presidente eletto ha detto il vero?”