Capache, il cacciatore di narcos si racconta: “Non sento altro che adrenalina”

di Caterina Galloni
Pubblicato il 19 Settembre 2019 7:05 | Ultimo aggiornamento: 18 Settembre 2019 20:53
Capache, il cacciatore di narcos si racconta: "Non sento altro che adrenalina"

Capache, il cacciatore di narcos si racconta: “Non sento altro che adrenalina”

CITTA DEL MESSICO – “No siento nada mas que adrenalina”. Non sento altro che adrenalina: sono le parole di un killer che racconta lo stato d’animo quando uccide i narcos nello stato messicano di Guerrero, uno dei più violenti al mondo, dove gruppi armati stanno combattendo per il controllo dell’industria dell’eroina.

Ma non è stato sempre un killer di narcos: a 14 anni  è stato addestrato ed è poi diventato un sicario del gruppo criminale più potente del Messico, il Cártel de Jalisco Nueva Generación; ora usa quel background paramilitare per colpire i narcos. Lavora come “addetto alle pulizie” a Chilpancingo, pedinando e uccidendo i membri del cartello che “predano la società come vampiri”.

Jeremy Kryt, giornalista del Daily Beast, ha incontrato il killer a Chilpancingo in una strada silenziosa e gli ha fatto cenno di seguirlo verso un’abitazione sicura. In spagnolo gli dice di chiamarlo Capache, una parola che si traduce “trappola” o “cacciatore”: un tempo Capache era un sicario del Cártel de Jalisco Nueva Generación (CJNG), che recentemente ha eclissato il cartello di Sinaloa di Guzman detto El Chapo, diventando la più grande organizzazione criminale messicana.

Circa due anni fa, Capache è passato dalla parte opposta, quella di chi combatte il CJNG e attualmente fa parte di una “forza di autodefensa” (autodifesa) che si fa giustizia da sola in nome della lotta alla corruzione politica e alla criminalità organizzata. Negli ultimi anni, quando la violenza ha raggiunto livelli storici, le “autodefense” in Messico sono diventate sempre più diffuse.

“Ciò che faccio mi fa stare bene. Non è facile e devi guardarti le spalle. Ma ne sono orgoglioso “, afferma Capache. “Difendo le persone che non possono difendersi. Sto reagendo. La polizia non fa nulla contro i cartelli. Quindi se non lo facciamo noi, chi lo farà?”. “Avevo solo 14 anni quando sono entrato a far parte del cartello. Ero figlio di una madre single che ne aveva altri 10”.

Capache aveva smesso di andare a scuola l’anno precedente perché la famiglia non aveva soldi per pagare le tasse scolastiche. Lavorava in un ristorante nel villaggio di Ocotito quando un amico d’infanzia lo ha reclutato per partecipare al programma di formazione del CJNG. “Non avevamo niente. Neanche un soldo per mangiare. Ero stanco di vedere mia madre soffrire la fame. E sapevo di poter lavorare 10 volte di più per loro. Appena ho ricevuto l’offerta ho accettato e meno di una settimana dopo ero su un autobus per Jalisco”.

Capache racconta che dopo circa tre mesi di training era arrivato il momento del test finale, che prevedeva “fare a pezzi delle persone in un modo particolare”. Le reclute, a turno, accoltellavano una vittima viva, di solito un ladro o un piccolo criminale che il cartello riteneva meritevole di punizione. La prima serie di ferite era mirata a torturare senza uccidere, poi c’erano i colpi mortali e infine fare a pezzi il corpo. Chi non voleva partecipare al test “sapeva che sarebbe stato ucciso. Era un modo per dimostrare fedeltà al cartello”.

Secondo Robert Bunker, professore al Strategic Studies Institute of the U.S. Army War College, nella criminalità messicana questi rituali sono diventati comuni:”Lo smembramento di una vittima e/o mangiarne la carne è un atto omicida e atroce che lega le reclute al cartello come a un culto. È visto come un rito di passaggio nella nuova vita e brucia i ponti morali ed etici con la società tradizionale”.

Capache iniziò a lavorare per il cartello come halcon, o spia, nella città di Ameca, Jalisco. Dalle case vicine a punti strategici della città, svolgeva turni di 12 ore osservando i movimenti della polizia, di soldati o membri di bande rivali e ne dava notizia al comando centrale via radio con un codice. Durante questo periodo ha inoltre aiutato a confezionare e spedire narcotici di vario tipo, tra cui cocaina, marijuana e crystal meth. Successivamente è diventato un vero sicario e ha dichiarato di essere stato coinvolto in “sette o otto” scontri a fuoco contro bande opposte o autorità. In seguito è stato trasferito di nuovo a Guerrero per reclutare altri giovani e spianare la strada alla conquista dello Stato da parte del CJNG.

Dopo alcuni mesi a Chilpancingo è stato catturato da una forza di autodefensa, il Fronte Unito di Polizia Comunitaria dello Stato di Guerrero (FUPCEG), il più grande del paese che vanta l’adesione di circa 12.000 uomini in più di 30 comuni. Passati sei mesi in cui ha partecipato a dei “corsi di rieducazione”, come li chiama Capache, è stato invitato a unirsi al FUPCEG.

“Il Cartel del Sur vuole intimidire la popolazione. Vogliono dominare Chilpo e controllare tutto. Rubano ed estorcono, rapiscono e uccidono. Se per strada vedono una donna che gli piace, la rapiscono. La loro ambizione li porta a fare cose che non dovrebbero. Ecco perché siamo qui a fare pulizia”, afferma Capache. Pulizia che comporta l’identificazione dei membri del cartello per la cattura o l’assassinio. Capache lavora in team con altri due uomini, un pilota e una vedetta, e si alternano nel ruolo di tiratori. Il metodo più sicuro, sostiene, è quello di colpire il bersaglio dalla parte posteriore di una moto o di un’auto.

È difficile sapere se quelli a cui ha sparato durante gli scontri a fuoco siano effettivamente morti o solo feriti, dice, e non vuole sopravvalutare il numero degli omicidi per sembrare un “duro”. In risposta a una domanda su cosa si prova in uno scontro o uccidere un ignaro bersaglio, dice: “No siento nada mas que adrenalina”. Non sento altro che adrenalina. “E’ un lavoro pericoloso ma è per una buona causa”, afferma.

Il leader del CJNG, Nemesio Oseguera, noto anche come “El Mencho”, per lungo tempo ha cercato di controllare nel Guerrero le zone di produzione di droga: è il punto di partenza di circa il 50% dell’eroina che entra negli Stati Uniti. Ultimamente è diventato anche un’importante zona di sosta per le droghe sintetiche come il fentanil, che viene miscelato con l’eroina nei laboratori situati nelle montagne remote e senza legge dello stato.

Un vasto impegno di reclutamento in tutto il Messico, rivolto alle masse di giovani poveri senza futuro, è uno dei motivi per cui il CJNG è diventato velocemente così potente. Attualmente è presente in circa due dozzine di stati messicani, così come negli Stati Uniti, in Sud America, Europa, Asia e Australia, secondo Bunker.  

Mentre molti gruppi criminali in Messico si comportano più come associazioni libere, con poca pianificazione o organizzazione, Mencho ha usato una tattica diversa. Come spiega Bunker, parte del segreto del successo del gruppo è “la centralizzazione del CJNG sotto un leader e alcuni ufficiali di alto livello”, che consente una stretta pianificazione e il coordinamento necessari “per spostare le unità paramilitari da un’area operativa all’altra”.

Fonte: Daily Beast