Coronavirus, la Cina espelle tre giornalisti del Wall Street Journal

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 19 Febbraio 2020 10:58 | Ultimo aggiornamento: 19 Febbraio 2020 11:36
Coronavirus, la Cina revoca la tessera da giornalista a tre reporter del Wall Street Journal

Coronavirus, la Cina revoca la tessera da giornalista a tre reporter del Wall Street Journal (L’articolo contestato da Pechino)

MILANO  –  La Cina ha revocato le tessere da giornalista ad tre reporter del Wall Street Journal di base a Pechino per quello che ha definito un “titolo razzista” che “diffamava gli sforzi della Cina nella lotta all’epidemia del coronavirus”. Lo ha annunciato il portavoce del ministero degli Esteri, Geng Shuang.  

Il ministero degli Esteri cinese ha spiegato che la mossa è una punizione “per un recente articolo d’opinione pubblicato sul Wsj” dal titolo “La Cina è il vero malato d’Asia” (espressione spregiativa usata alla fine del XIX e all’inizio del XX secolo per indicare la Cina, divisa e colonizzata dalle potenze occidentali), scritto da Walter Russell Mead, professore del Bard College. La misura riguarda Josh Chin e Chao Deng, entrambi cittadini statunitensi, e Philip Wen, australiano. Tutti devono lasciare il Paese entro cinque giorni. 

Le autorità cinesi hanno anche ordinato al Wall Street Journal di “riconoscere la gravità dell’errore, di scusarsi apertamente e formalmente e di indagare e punire i responsabili”. “Il popolo cinese – ha proseguito il portavoce del ministero degli Esteri cinese – non dà il benvenuto ai media che pubblicano affermazioni razziste e infangano la Cina con attacchi calunniosi”. 

La decisione arriva alcuni mesi dopo l’espulsione, da parte di Pechino, di un altro giornalista del Wall Street Journal, Chun Han Wong. Una espulsione seguita ad un articolo co-firmato dal giornalista su un cugino del presidente cinese Xi Jinping.

Come ricorda il New York Times, il giorno prima Washington ha annunciato che avrebbe trattato cinque media controllati dal governo cinese – Xinhua, CGTN, China Radio, China Daily e People’s Daily – alla stregua di funzionari governatici, soggetti a regole simili a quelle dei diplomatici di stanza negli Stati Uniti. (Fonti: Ansa, Agi, The New York Times)