Coronavirus: un milione di casi nel mondo, metà dell’umanità a casa in isolamento

di redazione Blitz
Pubblicato il 2 Aprile 2020 20:40 | Ultimo aggiornamento: 2 Aprile 2020 23:25
Coronavirus: un milione di casi nel mondo, metà dell'umanità a casa in isolamento

Coronavirus: un milione di casi nel mondo, metà dell’umanità a casa in isolamento (Nella foto Ansa, New York in lockdown)

ROMA  –  I contagi di coronavirus nel mondo sono quasi un milione, più di 50mila i morti (oltre la metà dei quali in Europa) e il 50 per cento della popolazione mondiale è confinata a casa: quasi 4 miliardi di persone in 90 Paesi in isolamento obbligatorio o consigliato, coprifuoco, quarantena.

In una giornata che ha segnato dati spaventosi che vanno oltre le più nere previsioni, l’aumento in termini assoluti di malati e vittime si è intrecciato con lievi segnali di rallentamento percentuale della crescita dei casi che, molto lentamente, fa intravedere a politici e sanitari l’agognato picco, anzi, il plateau che nel giro di qualche settimana dovrebbe segnare l’inizio della discesa. Ma, per ora, l’emergenza resta drammatica.

La Spagna contende allItalia il triste primato dei contagi, oltre 110mila, e rimane al secondo posto in Europa per poche migliaia di casi di differenza. Per il sesto giorno consecutivo i morti sono stati oltre 800 in 24 ore con il record, oggi, di 950 decessi, molto vicino ai 969 di venerdì in Italia e un totale di oltre 10 mila vittime.

“Abbiamo raggiunto il picco della curva e stiamo iniziando la fase di rallentamento”, ha dichiarato in Parlamento il ministro della Salute spagnolo, Salvador Illa, dopo la comunicazione dei nuovi drammatici numeri sull’emergenza coronavirus che hanno spinto la Catalogna (una delle zone più colpite con oltre 2mila morti) a chiedere l’aiuto di Madrid. E’ stato il leader indipendentista Quim Torra a lanciare un appello accorato da Radio Ser Catalunya: “Se ci possono aiutare, se qualsiasi medico può aiutarci e venire qui, ne saremmo grati”.

Un nuovo record si è registrato anche in Gran Bretagna, con 569 morti in più per Covid-19 (in totale sono 2.921) e oltre 33.700 contagi. Londra sta cercando di incrementare il numero giornaliero dei test, oltre 10mila, con l’annuncio di un piano in cinque punti che porterà i tamponi a 100mila al giorno, una risposta alle critiche al governo da parte del ministro della Salute, Matt Hancock, uscito dall’isolamento a una settimana dal contagio, mentre rimane in quarantena il premier, Boris Johnson.

Sono oltre 470 i morti in un giorno in Francia, che ha contato più di 4.500 decessi e oggi ha notificato a Bruxelles la chiusura temporanea delle frontiere, aggiungendosi così ai 14 membri dell’area Schengen che hanno ristabilito i controlli ai propri confini interni. Le terapie intensive d’oltralpe, con più di 6mila ricoverati, non riescono più a coprire le necessità e perfino l’Accueil Notre-Dame del santuario di Lourdes in Francia, dopo la chiusura legata all’emergenza sanitaria, “ha riaperto le sue porte per accogliere una ventina di persone colpite dal coronavirus”.

Relativamente sotto controllo invece la situazione in Germania, che ha un numero di vittime inferiore, meno di mille, e ha incassato il plauso dell’Ocse che ha evidenziato la “spesa pro capite per la sanità più alta di tutti gli altri Paesi europei” e di conseguenza ha un sistema sufficientemente attrezzato a rispondere alla pandemia, anche se preoccupano i dati sui contagi tra medici e infermieri: 2.300.

Un quadro drammatico al quale non sfugge neppure la Russia di Vldimir Putin, in semi autoisolamento dopo l’incontro, la settimana scorsa, con il primario dell’ospedale Kommunarka, risultato poi positivo al Covid-19.

L’emergenza è, se possibile, anche peggiore oltre Atlantico. Gli Stati Uniti sono primi al mondo con più di 225mila casi e l’allarme è tale che la protezione civile americana, la Federal Emergency Management Agency, ha chiesto al Pentagono 100mila sacchi per cadaveri per un loro uso civile in vista del possibile aumento dei morti per coronavirus, ora arrivati a oltre 5.100.

L’amministrazione Trump ha deciso che non manderà più ai suoi alleati e partner all’estero equipaggiamenti protettivi a causa delle gravi carenze interne e il deficit di mascherine e respiratori è tale che gli Usa hanno accettato aiuti sanitari anche dalla Russia. (Fonte: Ansa)