Datagate: Edward Snowden ex tecnico Cia, è la talpa

Pubblicato il 10 Giugno 2013 8:42 | Ultimo aggiornamento: 10 Giugno 2013 8:46
Datagate: Edward Snowden ex agente Cia, è la talpa

Datagate: Edward Snowden ex tecnico Cia, è la talpa

HONG KONG – E’ Edward Snowden la talpa che con le sue rivelazioni sul programma Prism ha sconvolto l’intelligence degli Stati Uniti. E’ uscito allo scoperto in un video di 12 minuti postato sul sito del Guardian, lo stesso giornale che ha pubblicato le sue soffiate mettendo in grave imbarazzo la Casa Bianca.

Biondino, occhiali, barba incolta ha le stesse orignini di Barack Obama, entrambi sono nati alle Hawaii. Ventinove anni, poco più vecchio del soldato Manning, la fonte di Wikileaks ora davanti alla Corte Marziale, ha deciso di sfidare il suo presidente, entrando nel controverso pantheon delle più grandi gole profonde della storia Usa.

Fino al 20 maggio, questo giovane ex tecnico della Cia, lavorava come informatico per un contractor privato, la Booz Allen, negli uffici della Nsa delle Hawaii. E lì ha deciso di copiare documenti top secret e farli conoscere al mondo. E’ fuggito in un hotel di Hong Kong, e da qui rivela la sua identità: ”Non ho avuto intenzione di nascondermi perché so di non aver fatto nulla di male”, esordisce teso e stanco. E’ consapevole della gravità della sua azione, ma la difende mostrandosi come un martire pronto a pagare ogni prezzo dal punto di vista personale pur di difendere i valori in cui crede.

A giudicare dalle sue prime parole sembra un idealista piuttosto ingenuo, ma non un mercenario, tantomeno un militante politico nemico degli States. ”Non voglio vivere in una società che fa questo tipo di cose”, afferma candidamente. ”Avevo una vita comoda – spiega – una ragazza, un lavoro molto ben pagato e una carriera brillante davanti. Ma ho deciso di sacrificare tutto perché non avevo la coscienza a posto nel permettere che il governo Usa distruggesse ogni privacy, le libertà della rete e i diritti fondamentali delle persone in tutto il mondo”. Ora la sua prima preoccupazione è che la sua storia personale non oscuri il valore politico della fuga di notizie: ”Ora il mio unico obbiettivo è informare il pubblico. Ho fatto tutto questo non perché voglio pubblicità su di me, ma su quello che ha combinato il governo. Vorrei che l’attenzione sia sui documenti e sul dibattito che spero queste notizie provocheranno tra i cittadini in tutto il mondo su quale tipo di pianeta vogliamo vivere”.

Ma sa che la sua scelta lo costringerà a prove molto severe: ”Sono sicuro che il governo mi demonizzerà”,ammette serio. Tuttavia, è convinto di aver fatto la cosa giusta. Perde la sua freddezza solo un momento, quando parla con le lacrime agli occhi della sua famiglia. ”Come ho già detto non ho paura perché questa è esattamente la scelta che ho voluto fare”. Poi però la sua voce s’incrina. ”L’ unica cosa di cui ho veramente paura è di aver fatto male ai miei familiari. Molti di loro lavorano per il governo, ora che non mi possono più aiutare. Questa – ha detto con le lacrime agli occhi – è una cosa che non mi fa dormire la notte”.