Egitto, massacro in moschea: 235 morti e centinaia di feriti. Al Sisi: “Risposta sarà brutale”

di redazione Blitz
Pubblicato il 24 novembre 2017 16:42 | Ultimo aggiornamento: 24 novembre 2017 17:55
Egitto-attentato- Sinai

Egitto, attentato nel Sinai: bomba in moschea, poi spari sui fedeli in fuga. Almeno 50 morti (da Google Maps)

IL CAIRO – Attentato terrorista in Egitto. L’attacco è stato compiuto la mattina di venerdì 24 novembre contro una moschea nel nord del Sinai e ha provocato almeno 235 morti e oltre 100 feriti. L’attacco è stato condotto piazzando una bomba all’interno del luogo di culto e sparando sui fedeli che fuggivano dopo l’esplosione.

La moschea attaccata si trova in un piccolo centro, Bir El Abd, e i fedeli “sono stati presi di mira da terroristi che li aspettavano davanti alla porta”, hanno precisato fonti che preferiscono restare anonime.

La moschea colpita è frequentata dalla tribù Sawarka, la maggiore del nord del Sinai e, in generale, conosciuta per la propria collaborazione con l’esercito e le forze dell’ordine nella lotta contro l’Isis.

Il luogo di culto si trova in una zona desertica “a 60 chilometri da Al Arish”, il capoluogo del Sinai settentrionale, e “a 30 da Bir El Abd”. Nel momento dell’esplosione, durante la preghiera del venerdì, c’erano “almeno 200 persone” all’interno della moschea. I terroristi hanno bruciato una decina di auto dei fedeli parcheggiate davanti alla mosche. Il luogo di culto islamico si trova lunga la cosiddetta “autostrada internazionale” ed è frequentata anche da automobilisti di passaggio.

Il presidente della Repubblica, Abdel Fattah al Sisi, ha proclamato tre giorni di lutto nazionale e si è riunito con il comitato di sicurezza ristretto per esaminare le conseguenze dell’attentato terroristico di Al Arish.

“Gli egiziani trarranno da questo dolore la volontà di affrontare il terrorismo” dice il presidente precisando appunto che “la tristezza e il dolore che provano gli egiziani non sarà vano”. E poi assicura: “Risponderemo con forza brutale. Ci vendicheremo”.

Concentrato soprattutto nel nord-est del Sinai, al confine con la Striscia di Gaza, da oltre quattro anni è in corso un conflitto a bassa intensità fra forze di sicurezza egiziane e terroristi dell’Isis. A combattere sono gli ex “Ansar Beit al Maqdis”, i “Partigiani di Gerusalemme”, il principale gruppo jihadista egiziano basato nella penisola e ribattezzatosi “Stato del Sinai” nel quadro di un’alleanza-affiliazione con lo Stato islamico annunciata nel novembre 2014.

“La situazione là sta migliorando giorno dopo giorno”, aveva comunque notato il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi alcuni giorni fa. “Non possiamo dire che di aver definitivamente” eliminato i terroristi, “specialmente nella zona che rappresenta l’1 o 2%” del territorio complessivo della regione, aveva però ammesso ancora Sisi, definendo però quell’area “un spazio molto limitato”.

Le reazioni arrivano da tutto il mondo politico internazionale. “Attacco terroristico orribile e codardo a fedeli innocenti e indifesi in Egitto” scrive il presidente americano Donald Trump su Twitter che continua: “Il mondo non può tollerare il terrorismo, dobbiamo sconfiggerli militarmente e screditare l’idealogia estremista che costituisce la base della loro esistenza”.

“L’uccisione di civili durante un servizio religioso colpisce per crudeltà e cinismo” fa sapere in una nota il presidente russo Vladimir Putin. “Siamo convinti ancora una volta che i principi morali dell’essere umano sono assolutamente estranei ai terroristi”.

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