Gaza, Onu-Usa contro Israele: “Sapeva posizione nostre scuole a Rafah”

di redazione Blitz
Pubblicato il 3 Agosto 2014 19:20 | Ultimo aggiornamento: 3 Agosto 2014 22:31
Gaza, Onu contro Tel Aviv: "Israele sapeva posizione nostre scuole a Rafah"

Gaza, Onu contro Tel Aviv: “Israele sapeva posizione nostre scuole a Rafah”

TEL AVIV – “L’esercito israeliano è stato ripetutamente informato della posizione” in cui si trovano le strutture delle Nazioni Unite. E’ l’accusa rivolta dal segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, a Tel Aviv, dopo il missile lanciato da un drone israeliano nella zona della scuola Unrwa a Rafah, che non esita a definire un “atto criminale”.

“Questo attacco, insieme ad altre violazioni del diritto internazionale, deve essere rapidamente indagato e gli autori devono essere ritenuti responsabili”, ha detto il segretario Ban in una nota, sottolineando che “si tratta di un oltraggio morale e di un atto criminale”.

Nel bombardamento sono morti almeno dieci civili palestinesi. La struttura è usata come rifugio da migliaia di persone.

“Le strutture dell’Onu – ha ammonito Ban – devono essere luoghi sicuri, non zone di combattimento”.

Il segretario dell’Onu si è poi detto “profondamente costernato” per l’escalation terribile di violenza scaturita dalla violazione del cessate il fuoco umanitario di venerdì.

“La ripresa dei combattimenti ha esacerbato la crisi umanitaria scatenando il caos a Gaza. Si potrà riportare la calma solo attraverso la ripresa del cessate il fuoco e dei negoziati tra le parti al Cairo. Questa follia deve finire”.

Israele ha ammesso in serata di aver colpito “tre terroristi della Jihad islamica su un motociclo” nei pressi della scuola. In precedenza il portavoce militare aveva ricordato che 15 colpi di mortaio sono stati sparati sabato in prossimità di una scuola dell’Unrwa dal perimetro esterno della scuola elementare maschile Shahada al-Manar a Gaza City.

Fatto sta che sotto i raid dell’esercito israeliano – mentre i razzi continuano a cadere in Israele, compreso Tel Aviv e il sud – il bilancio dei morti è salito nella Striscia: ad oggi sono 1760, con oltre 8.000 feriti. E la situazione umanitaria  resta drammatica, con quasi 270mila rifugiati nelle sole scuole dell’Unrwa, mentre alcuni dati dell’Onu indicano in quasi mezzo milione il numero complessivo.

Nella nuova strategia adottata dal governo di Benyamin Netanyahu in quello che appare un ritiro unilaterale dopo aver distrutto i tunnel “del terrore” conosciuti, sembra restare un’incertezza sulle prossime mosse militari. Alcuni analisti hanno parlato della possibilità di ‘fasce di sicurezza’ dell’esercito all’interno del territorio di Gaza. Fatto che dipenderebbe – hanno aggiunto – soprattutto dalle prossime scelte di Hamas, una volta che il grosso delle truppe israeliane sia al di là del confine.

Intanto, nel fragore delle armi, la diplomazia è sembrata parlare soltanto al Cairo, dove le fazioni palestinesi – nell’assenza voluta di Israele e grazie alla mediazione egiziana del presidente al-Sisi – hanno posto le basi per un difficile negoziato indiretto ‘in tre fasi’ con lo Stato ebraico per un cessate il fuoco a Gaza e una soluzione della crisi all’origine del conflitto.

La scelta di non essere al Cairo – adottata da Benyamin Netanyahu dopo l’ultima tregua andata in pezzi in poche ore venerdì scorso – però non è stata apprezzata da tutti: sia il partito di sinistra Meretz sia i laburisti hanno criticato la decisione. Il ministro della Giustizia Livni ha invece calcato la mano sul fatto che ci sia “bisogno di un cambio a Gaza”, invocandone la possibilità attraverso “accordi internazionali che discutano la smilitarizzazione e il ritorno del presidente palestinese Abu Mazen”. Un fatto difficilmente realizzabile – è stato fatto notare – se non si è presenti al Cairo.

Ma Netanyahu – che tuttavia secondo un sondaggio di domenica continua ad avere l’appoggio della maggioranza degli israeliani – è stato attaccato anche da destra: il ministro del Turismo Uzi Landau (del partito ultranazionalista ‘Israel Beitenu’) ha evidenziato che “gli attacchi delle forze armate a Gaza ancora non hanno avuto successo nel danneggiare Hamas”.