India, ragazza stuprata a morte: i quattro imputati condannati all’impiccagione

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 settembre 2013 11:54 | Ultimo aggiornamento: 13 settembre 2013 13:37
India, ragazza stuprata a morte: i quattro imputati saranno impiccati

La ragazza stuprata a morte

NEW DELHI – Condanna a morte: è la sentenza del tribunale speciale indiano per i quattro giovani condannati per aver stuprato a morte una studentessa di 23 anni su un bus privato di Delhi lo scorso dicembre. 

Mukesh Singh, 26 anni, Vinay Sharma, 20 anni, Pawan Gupta, 19 anni, e Akshay Thakur, 28 anni, verranno impiccati.

Si tratta del primo caso di condanna capitale per reati sessuali inflitta dopo l’inasprimento delle pene decisa in seguito all’ondata di brutali violenze nel paese.

Un quinto imputato, minorenne al momento dei fatti, è stato condannato il 31 agosto a tre anni di riformatorio, pena massima prevista dal codice penale indiano per i minori di 18 anni.

Lo scorso marzo Ram Singh, 33 anni, autista dell’autobus su cui fu commesso lo stupro di gruppo e considerato l’ideatore dell’assalto, si è apparentemente suicidato nella sua cella del carcere.

Lo stupro di gruppo risale al 16 dicembre 2012. Una giovane studentessa, ribattezzata dai media ‘Nirbhaya’ (Colei che non ha paura), dopo essere andata al cinema in un quartiere a sud di New Delhi, accettò di salire con il fidanzato su un autobus privato per tornare a casa.

A bordo c’erano i sei imputati che, dopo aver immobilizzato e picchiato l’uomo, stuprarono con violenza la ragazza, usando anche una sbarra di ferro. I due fidanzati furono poi abbandonati seminudi al margine di una strada.

‘Nirbhaya’ morì quasi due settimane dopo in un ospedale di Singapore per la gravità delle ferite riportate.

Il caso ha scosso la società indiana ed internazionale, e ha contribuito a infrangere il muro di omertà che esiste in India sul tema della violenza sessuale contro le donne, comprese bambine in tenera età.

L’avvocato A.P. Singh, difensore di due dei quattro imputati condannati, ha annunciato di voler fare ricorso contro la sentenza all’Alta Corte di Delhi”. In India, infatti, anche i condannati dai tribunali speciali indiani hanno diritto di ricorrere all’Alta Corte e alla Corte Suprema.