Assange: “Grazie Ecuador per asilo. Stop caccia alle streghe, liberate Manning”

Pubblicato il 19 agosto 2012 15:21 | Ultimo aggiornamento: 19 agosto 2012 16:33
fondatore wikileaks julian assange

Julian Assange (Lapresse)

LONDRA – “Grazie all’Ecuador”, così Julian Assange ha esordito dal balcone dell’ambasciata ecuadoregna a Londra. Dopo un saluto ai manifestanti accorsi in suo sostegno le sue prime parole sono state per il paese che gli ha concesso asilo diplomatico “L’Ecuador è  una nazione coraggiosa – ha detto – che ha preso una posizione per la giustizia”.

“Grazie all’America Latina per aver difeso il diritto di asilo e grazie al popolo Usa, britannico, australiano e svedese per avermi appoggiato anche se i loro governi non lo hanno fatto”. Poi un appello diretto al presidente Usa, Barack Obama: “Basta caccia alle streghe”. E un monito agli Stati Uniti: “Gli Usa devono rinunciare alle minacce a Wikileaks. Chi minaccia Wikileaks minaccia la libertà di espressione”. Infine, un appello per Bradley Manning, militare e informatico statunitense, accusato di aver scaricato decine di migliaia di documenti riservati mentre svolgeva il suo incarico di analista informatico in Iraq e di averli rilasciati all’organizzazione WikiLeaks: “Manning – ha detto Assange – è un eroe e deve essere liberato”.

La condanna delle Pussy Riot a Mosca è un esempio di “unità nell’oppressione”, ha detto Assange. “C’è unità nell’oppressione. Ci deve essere determinazione e unità nella risposta”.

Il suo avvocato Baltasar Garzon, intervenuto prima di lui aveva annunciato: “Julian è in uno stato d’animo combattivo”. Assange, che si è rifugiato due mesi fa nella sede diplomatica di Quito, la scorsa settimana ha ottenuto l’asilo politico.

Assange sarebbe pronto a consegnarsi alla Svezia se da parte di Stoccolma e di Londra ci fosse l’impegno a non estradarlo negli Usa: lo hanno detto al Sunday Times confidenti dell’australiano confermando indiscrezioni trapelate nei giorni scorsi. Questo impegno ”sarebbe una base di discussione”, ha detto il portavoce di Wikileaks Kristinn Hrafnsson al Sunday Times. Finora Assange si era offerto di rispondere alla magistratura svedese da Londra. Secondo Hrafnsson, l’australiano teme di andare in Svezia perché gli avvocati lo hanno informato che in fatto di estradizione ‘chi primo arriva meglio alloggia’: gli Stati Uniti cioè, potrebbero muoversi solo dopo che la richiesta svedese avrà fatto il suo corso.

Assange, l’Ecuador gli ha concesso asilo diplomatico solo due giorni fa, è ricercato dalla Svezia per violenza sessuale nei confronti di due sue ex dipendenti. Nega le accuse, ma ha detto che si farà interrogare solo in videoconferenza dai magistrati svedesi che ne hanno chiesto l’estradizione. Ora non può lasciare la sede diplomatica ecuadoregna senza che venga arrestato dalle forze di polizia britanniche.

Il ministro degli esteri britannico William Hague ignorò il consiglio dei legali del Foreign Office quando fece arrivare all’Ecuador la minaccia di un raid nell’ambasciata ecuadoregna a Londra dove Julian Assange è asserragliato. I legali del ministero degli esteri avevano espresso forti riserve, ha appreso l’Independent on Sunday: uno degli avvocati in particolare aveva messo in guardia Hague su potenziali azioni di rappresaglia contro le ambasciate britanniche all’estero se nella nota fosse stato incluso il riferimento alla legge del 1987 Diplomatic and Consular Premises Act che avrebbe autorizzato la Gran Bretagna a violare l’immunità diplomatica della missione ecuadoregna per arrestare il capo di Wikileaks. Hague andò avanti ugualmente e la nota fu consegnata a Quito alla vigilia della decisione dell’Ecuador di dare all’australiano l’asilo politico.

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