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Las Vegas, Stephen Paddock aveva 42 armi. Il padre era tra i più ricercati dell’Fbi

Las Vegas, Stephen Paddock aveva 42 armi. Il padre era tra i più ricercati dell'Fbi

Las Vegas, Stephen Paddock aveva 42 armi. Il padre era tra i più ricercati dell’Fbi

LAS VEGAS –  Aveva 42 armi da fuoco tra casa e albergo Stephen Paddock, il killer di Las Vegas. Solo nella sua stanza al Mandalay Bay Hotel la polizia ha trovato 23 armi da fuoco, tra cui 19 fucili, due di questi sistemati su treppiedi alla finestra, e centinaia di munizioni, oltre a dell’esplosivo in auto.

Paddock, 64 anni, non era un tranquillo pensionato di Mesquite, la cittadina del Nevada in cui abitava, ma un investitore multimilionario figlio di un rapinatore di banche. Il padre, Benjamin Hoskins Paddock, venne condannato a vent’anni di carcere, ma riuscì ad evadere nel 1969, finendo così nella lista dei più ricercati d’America. Fu catturato nel 1978 fuori da una sala bingo dell’Oregon.

Paddock senior era stato diagnosticato dagli esperti dell’Fbi come “psicopatico” con possibili “tendenze suicide”, ha ricordato il fratello dell’autore del massacro di Las Vegas ai giornalisti.

Stephen Paddock alla fine si è suicidato davvero, ma prima ha compiuto una strage. Per commettere l’attacco al festival country che ha fatto, secondo l’ultimo bilancio, 59 morti e 527 feriti, il killer ha utilizzato un’arma automatica, che nel Nevada, lo Stato americano in cui Paddock viveva, si può acquistare senza problemi in negozio nonostante possa, appunto, permettere di fare una strage con grande facilità.

Non solo: Paddock, investitore multimilionario che aveva fatto fortuna nel settore immobiliare, quel fucile d’assalto AK-47 usato per colpire come fosse un cecchino dalla sua stanza al trentaduesimo piano del Mandalady Bay Hotel di Las Vegas lo aveva anche modificato con un grilletto a manovella, un congegno facilmente acquistabile su internet che permette di sparare circa 700 colpi al minuto semplicemente tenendo premuto con un dito il grilletto.

Paddock, secondo le ipotesi degli investigatori, l’aveva appoggiato su un cavalletto per prendere meglio la mira ed avere un effetto ancor più micidiale, anche perché l’obiettivo era una folla assiepata di circa ventimila persone.

Ma non c’erano solo armi: nella sua auto il killer di Las Vegas aveva del nitrato di ammonio, un composto chimico utilizzato anche per produrre alcuni esplosivi, e una piccola quantità di tannerite, un tipo di esplosivo a medio e alto potenziale formato da una miscela di nitrato e percolato di ammonio. Nell’abitazione di Mesquite (Nevada), oltre al gran numero di armi sono state trovate delle apparecchiature elettroniche e migliaia di munizioni. 

Chi, in conferenza stampa alla Casa Bianca, ha fatto domande sul dibattito relativo al controllo delle armi da fuoco dopo la strage, è stato liquidato così dalla portavoce Sarah Sanders: “C’è un tempo e un luogo per il dibattito politico ma non è ora”.

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