Marò, spiraglio per Latorre: governo indiano non si oppone al rientro in Italia

di redazione Blitz
Pubblicato il 8 settembre 2014 10:19 | Ultimo aggiornamento: 8 settembre 2014 15:50
I due Marò

I due Marò

NEW DELHI – Uno spiraglio per Massimiliano Latorre, il marò colpito da ischemia e curato in India. Il governo non si oppone a un eventuale rientro in Italia, per le cure, del militare. E ora la decisione spetta ai giudici.

Intanto Latorre è stato esentato per 15 giorni dall’obbligo di firma per motivi di salute. Proprio lunedì, però sono arrivate ancora accuse dalla stampa indiana ai due marò. Salvatore Girone e Massimiliano Latorre ora sono accusati di aver fatto pressioni sul comandante della nave Enrica Leixe per scrivere un verbale falso che alleggerisse la loro posizione.

I fucilieri di Marina coinvolti nell’incidente che il 15 febbraio 2012 provocò la morte di due pescatori indiani al largo del Kerala “presumibilmente cercarono di coprire il loro operato spingendo il capitano della petroliera Enrica Lexie a inviare un rapporto per le organizzazioni internazionali di sicurezza marittima in cui si sosteneva che i pescatori erano armati e che questo fu alla base della decisione di sparare”.

Lo scrive il quotidiano indiano Hindustan Times. Una fonte del ministero dell’Interno indiano che ha richiesto l’anonimato ha detto al giornale che “il capitano della Enrica Lexie generò un rapporto via e-mail in cui si sosteneva che sei dei pescatori a bordo del peschereccio St. Antony erano armati”.

“Ma gli investigatori indiani – dice ancora la fonte anonima – verificarono che tutti gli undici pescatori a bordo erano disarmati. Non c’erano armi sul peschereccio”.  Il giornale indica che secondo dati a sua disposizione la e-mail fu mandata ad una organizzazione per la sicurezza marittima che la avrebbe poi inoltrata all’International Maritime Organisation, agenzia dell’Onu per il rafforzamento della sicurezza marittima.

“Ma quando durante le sue indagini l’Agenzia nazionale per la sicurezza (Nia) indiana ha interrogato il capitano (Umberto Vitelli, ndr.) della Enrica Lexie – ha detto infine la fonte degli Interni – questi ha negato di essere stato testimone dell’incidente e della sparatoria, dichiarando di aver redatto la e-mail sotto la pressione dei fucilieri di Marina accusati. L’obiettivo era quello di presentare i pescatori come pirati“.

Fonti della polizia anti-terrorismo Nia, scrive infine il quotidiano, non hanno voluto commentare queste dichiarazioni, limitandosi a rispondere che “presenteremo il rapporto con i capi di accusa al tribunale che deve processare i due militari (Massimiliano Latorre e Salvatore Girone) una volta che tutte le questioni sollevate saranno state risolte dalla Corte Suprema”.