Libia: ribelli a Ras Lanuf, Tripoli chiede lo stop ai raid. Papa: “Fermare le armi”

Pubblicato il 27 Marzo 2011 12:37 | Ultimo aggiornamento: 27 Marzo 2011 12:37

TRIPOLI – Continua l’avanzata dei ribelli in Libia. Aiutati dai raid aerei internazionali, sabato hanno annunciato la riconquista di Ajdabiya e di Brega, due centri strategici nel quadrante est della Sirte. Domenica mattina poi hanno marciato verso Ras Lanuf e hanno conquistato il principale terminal petrolifero libico. Sull’altro lato del golfo le forze del colonnello Muammar Gheddafi hanno continuato a cannoneggiare l’enclave ribelle di Misurata per fermarsi solo quando in cielo sono comparsi gli aerei della coalizione.

Intanto il regime libico è tornato a chiedere il cessate-il-fuoco e una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza Onu. A Tripoli, il portavoce del governo, Mussa Ibrahim, ha detto che gli attacchi aerei della coalizione hanno ucciso soldati e civili lungo la strada tra Agedabia e Sirte: “Stanotte i raid aerei continuano a pieno ritmo. Stiamo perdendo molte vite, soldati e civili”, ha detto e ha rinnovato il suo appello alla tregua e a una riunione urgente al Palazzo di Vetro. In effetti i raid, lanciati dalla coalizione occidentale per proteggere i civili, stanno effettivamente spostando l’equilibrio di potere sul terreno e sabato notte sono proseguiti senza sosta. I caccia francesi hanno anche distrutto almeno cinque aerei e due elicotteri delle forze lealiste nelle regioni di Zindan e Misurata.

Accordo sul comando Nato. Il comitato militare della Nato ha raggiunto un accordo sul comando di tutte le operazioni militari in Libia. Lo riferiscono fonti dell’Alleanza. I piani passano ora sul tavolo della componente politica dell’Alleanza: il Consiglio Atlantico si riunisce a Bruxelles nel pomeriggio. Il processo di decisione dovrebbe essere ultimato entro stasera.

”Intanto questa mattina i capi di Stato maggiore della Difesa della coalizione della Nato hanno predisposto definitivamente il piano della ‘No fly zone plus’ e tutto praticamente e’ passato sotto l’egida della Nato: sia l’embargo navale che e’ comandato da un ammiraglio italiano, sia le operazione aeree”. Lo ha spiegato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, a Cesano Maderno (Milano).

”Nell’embargo navale abbiamo messo a disposizione della Nato, erano già sotto l’egida ma ne abbiamo trasferito l’autorità, tre navi più un rifornitore che si chiama Etna – ha reso noto il ministro – abbiamo trasferito la Garibaldi, che a sua volta trasporta aerei e anche un’altra nave, una fregata. Sono mesi importanti perché assicurano la volontà di non far transitare armi che vadano a incoraggiare la continuazione della guerra all’interno della Libia”.

”Lo stesso devo dire per quello che avviene in aria – ha continuato il ministro della Difesa La Russa – abbiamo compiuto 54 voli che hanno sempre messo a tacere senza bisogno di usare missili i radar nemici che avrebbero potuto abbattere gli aerei della coalizione, perche’ la loro presenza fa immediatamente non utilizzare i radar e rende piu’ sicuro il volo degli altri aerei”. ”Io dico – ha concluso La Russa – che dal punto di vista militare abbiamo raggiunto il massimo risultato con il minimo sforzo”.

L’appello del Papa: stop ai combattimenti. Stop ai combattimenti in Libia. Pregando per “un ritorno alla concordia in Libia e nell’intera Regione nordafricana” il Papa ha rivolto “un accorato appello agli organismi internazionali e a quanti hanno responsabilità politiche e militari, per l’immediato avvio di un dialogo, che sospenda l’uso delle armi”. Papa Ratzinger lo ha detto dopo la preghiera dell’Angelus.

“Di fronte alle notizie, sempre più drammatiche, che provengono dalla Libia, – ha affermato Benedetto XVI dopo la preghiera dell’Angelus recitata dalla finestra del suo studio su piazza San Pietro – cresce la mia trepidazione per l’incolumità e la sicurezza della popolazione civile e la mia apprensione per gli sviluppi della situazione, attualmente segnata dall’uso delle armi”.

Il Pontefice ha quindi rilevato come “nei momenti di maggiore tensione si fa più urgente l’esigenza di ricorrere ad ogni mezzo di cui dispone l’azione diplomatica e di sostenere anche il più debole segnale di apertura e di volontà di riconciliazione fra tutte le Parti coinvolte, nella ricerca di soluzioni pacifiche e durature”.

“In questa prospettiva, – ha aggiunto il Santo Padre – mentre elevo al Signore la mia preghiera per un ritorno alla concordia in Libia e nell’intera Regione nordafricana, rivolgo un accorato appello agli organismi internazionali e a quanti hanno responsabilità politiche e militari, per l’immediato avvio di un dialogo, che sospenda l’uso delle armi”.