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Libia, esplode oleodotto in Cirenaica. Il prezzo del petrolio vola in Borsa

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Libia, esplode oleodotto in Cirenaica

ROMA – Un’esplosione, che fonti militari attribuiscono all’azione di un “commando armato”, ha fatto saltare l’oleodotto libico che dai campi petroliferi della Cirenaica porta al terminale di Sidra (Al Sider), costringendo la compagnia gestrice Waha a interrompere il pompaggio, con un danno stimato immediato di 90.000 barili al giorno in meno.

Si tratta del 10% dell’intera produzione libica, che in novembre si è attestata su 973.000 barili giornalieri. Un’interruzione, avvenuta a 130 chilometri a sud di Sidra e una trentina a nord del villaggio di Marada, che ha prodotto un immediato rialzo del 2,3% del prezzo del greggio. Un incremento di 1,5 dollari che fa tornare il prezzo del barile del Brent a 66,75 dollari, ai livelli di due anni e mezzo fa.

Le immagini riprese a distanza mostrano una enorme colonna di fumo nero. Secondo fonti militari libiche, “testimoni oculari riferiscono di due pick-up Toyota vicino al luogo della deflagrazione subito prima che avvenisse l’esplosione, dove si ritiene siano state sistemate delle cariche esplosive”, e dirigenti del Libyan National Army (Lna), l’esercito al comando del generale Khalifa Haftar, il cui governo controlla tutta la Cirenaica, hanno decretato che si tratta di un attentato terroristico, seppure non ci siano ancora prove e in assenza di una rivendicazione. Lo scorso settembre l’esercito di Haftar annunciò di aver strappato all’Isis e alle milizie rivali tutti i pozzi e i terminali, mettendo in sicurezza l’intera, vitale filiera. In marzo entrambi i terminali caddero sotto le grinfie di una milizia jihadista prima di essere ripresi dalle forze di Haftar solo una decina di giorni dopo.

In aprile la marcia di Haftar per il controllo del petrolio è continuato con la presa e la riapertura del giacimento Al Wafa e la produzione diretta ai terminali di Mellitah e Al Zawiya. Se quello di oggi è un attentato terroristico, sarebbe l’ennesimo attacco alla principale fonte di introiti della Libia: potrebbe essere opera dell’Isis, che intenderebbe così dimostrare di non essere morto dopo essere stato schiacciato nella sua roccaforte di Sirte dalle forze di Haftar. Ma potrebbe essere opera di una delle tante fazioni rivali che si contendono il potere e il controllo del territorio. Negli ultimi mesi la National Oil Corporation (Noc), la compagnia petrolifera nazionale, ha intensificato i suoi sforzi per riportare la produzione nel disastrato Paese ai livelli pre-bellici del 2011 di 1,6 milioni di barili, di riportare efficienza ad una filiera danneggiata da guerra, attentati e semplice incuria.

Il primo luglio scorso la produzione era tornata a toccare la cifra-simbolo di un milione di barili giornalieri. Il terminale di Sidra si trova a soli 13 chilometri da quello di Ras Lanuf, dove, durante la guerra civile che portò alla caduta di Muammar Gheddafi, si combatterono aspre battaglie. Insieme i due terminali petroliferi nel Mediterraneo sono il principale sblocco del greggio libico.

La Waha Oil, che gestisce l’oleodotto, è una sussidiaria della compagnia nazionale libica Noc (National Oli Company), che complessivamente vanta una produzione di 260.000 barili al giorno e che costituisce una joint venture fra la Noc e le statunitensi Hess, Marathon Oil e ConocoPhillips.

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