Marò, Girone e Latorre: “No alla polizia antiterrorismo per le indagini”

di redazione Blitz
Pubblicato il 7 marzo 2014 14:28 | Ultimo aggiornamento: 7 marzo 2014 14:28
I marò (Foto Lapresse)

I marò (Foto Lapresse)

NEW DELHI – Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò detenuti in India, hanno presentato alla Corte Suprema indiana una ‘petition’ (istanza) in cui si oppongono all’utilizzazione della polizia antiterrorismo Nia per le indagini sul loro caso.

Il documento, corposo e di una cinquantina di pagine, è stato montato con il sostegno dell’equipe di legali italiani che assiste i due Fucilieri di Marina da due anni. In esso sostanzialmente si sostiene che per la sua stessa natura di polizia antiterrorismo, la National Investigation Agency (Nia) non può agire senza la presenza di specifiche leggi speciali, come il Sua Act, per la repressione della pirateria.

Ma nel corso dell’ultima udienza in Corte Suprema il procuratore generale indiano, G.E. Vahanvati, aveva annunciato che il governo di Delhi rinunciava all’uso di questa legge per incriminare i militari italiani, chiedendo però ai giudici di mantenere la Nia come soggetto delle indagini e responsabile della stesura dei capi d’accusa. Argomento a cui si è subito opposto con forza il legale di Latorre e Girone, Mukul Rohatgi. Di fronte all’inconciliabilità delle posizioni la Corte aveva aggiornato l’udienza senza fissare una data, in attesa che prima la difesa e poi la Procura presentassero proprie memorie sostenendo giuridicamente le rispettive richieste.

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