Naufragio del 2015 con 700 migranti morti: scafisti condannati a 18 e 5 anni

di redazione Blitz
Pubblicato il 13 dicembre 2016 14:08 | Ultimo aggiornamento: 13 dicembre 2016 14:08
Naufragio del 2015 con 700 morti: condannati a 18 e 5 anni gli scafisti

Naufragio del 2015 con 700 morti: condannati a 18 e 5 anni gli scafisti

CATANIA – Sono stati condannati rispettivamente a 18 e a cinque anni di reclusione il “capitano” e il “mozzo” del barcone naufragato al largo della Libia il 18 aprile del 2015, naufragio che costò la vita a oltre 700 migranti. Soltanto 28 le persone sopravvissute. Tra loro anche due minorenni che si sono costituti parte civile.

Gli imputati erano il ‘capitano’ del natante, il tunisino Mohamed Alì Malek, 27 anni, e il suo ‘mozzo’, il siriano Mahmud Bikhit, di 25 anni.  I due sono stati condannati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ma il ‘capitano’ è stato ritenuto colpevole anche dei reati di omicidio colposo plurimo e naufragio. Gli imputati si sono sempre proclamati innocenti, sostenendo di essere dei semplici ‘passeggeri’ come gli altri migranti.

La Procura di Catania aveva chiesto la condanna di Malik a 18 anni e di Bikhit a sei anni e il pagamento di un risarcimento danni di tre milioni di euro. Anche il ‘mozzo’ ha accusato Malek di essere il ‘comandante’. Quest’ultimo sostiene di avere visto i componenti dell’equipaggio, ma di non averli individuati tra i sopravvissuti. Secondo l’accusa, il naufragio “fu determinato da una serie di concause, tra cui il sovraffollamento dell’imbarcazione e le errate manovre compiute dal ‘comandante’ Malek, che portarono il peschereccio a collidere col mercantile King Jacob”, intervenuto per soccorre i migranti.

LA DIFESA DI MALEK – “Sono stato due anni e mezzo in Italia e ho un figlio piccolo da un’italiana: la voglio sposare e riconoscere il bambino. E’ la verità. L’ho sempre detto, così come ho subito fatto il mio nome e che ero un passeggero”: con queste parole ha tentato di difendersi il tunisino Mohamed Alì Malek.