Pakistan, arrestato imam: “Ha manipolato le prove contro la bimba blasfema”

Pubblicato il 2 settembre 2012 8:36 | Ultimo aggiornamento: 2 settembre 2012 9:18

ISLAMABAD – La vicenda che ha portato in carcere per blasfemia la bambina cristiana Rimsha Masih, 11 anni e affetta dalla sindroma di down, ha visto finire in carcere l’imam Khalid Jadoon.

L’imam è stato arrestato sabato sera dalla polizia dopo che testimoni lo hanno accusato di avere manipolato le prove contro la piccola aggiungendovi pagine del Corano bruciate.

Alla luce di questo colpo di scena, il presidente del Consiglio degli ulema del Pakistan, Tahir Ashrafi, ha chiesto al presidente Asif Ali Zardari di far liberare subito Rimsha.

La stampa indiana riferisce con molti particolari la svolta avvenuta nella vicenda. Il quotidiano The News International la ricostruisce sulla base di una testimonianza scritta e presentata alla magistratura di Hafiz Mohammad Zubair che si trovava nella moschea al momento dei fatti. Altri due fedeli musulmani, Hafiz Awais and Khurram Shahzad, pure presenti, hanno convalidato questa versione.

”Un abitante del villaggio di Mehrabadi di nome Amaad e diventato poi il firmatario dell’accusa contro Rimsha – scrive il quotidiano – ha portato all’imam Masjid (principale predicatore della moschea) Mohammad Khalid Jadoon pagine bruciate di un Namaz (preghiere) e di un Noorani Qaeda (testo per apprendere la lettura del Corano)”.

Ma Jadoon, aggiunge, ”vi ha aggiunto altre pagine bruciate del Corano. Quando Zubair gli ha fatto notare che questo era scorretto, l’imam ha risposto, davanti anche agli altri due testimoni, che il suo obiettivo era di espellere tutta la comunità cristiana dal villaggio”.

Reagendo a questo, il presidente del Consiglio degli ulema pachistani, Tahir Ashrafi, ha chiesto al presidente Zardari di intervenire immediatamente.

”Non solo alla luce di quanto avvenuto deve far togliere la bambina dalla custodia della polizia – ha dichiarato – ma deve anche dare direttive per proteggerne la sua sicurezza”. Infine Ashrafi ha chiesto al presidente della Corte Suprema, Iftikhar Chaudhry, di avocare a se il caso sottraendolo alla giustizia ordinaria.