Silvia Romano, chi è la volontaria rapita in Kenya. Su Fb scriveva: “Si vive di ciò che si dona”

di Mardy Bum
Pubblicato il 21 novembre 2018 12:18 | Ultimo aggiornamento: 21 novembre 2018 12:19
Silvia Romano, chi è la volontaria rapita in Kenya. Su Fb scriveva: "Si vive di ciò che si dona"

Silvia Romano, chi è la volontaria rapita in Kenya. Su Fb scriveva: “Si vive di ciò che si dona”

MILANO – “Si sopravvive di ciò che si riceve ma si vive di ciò che si dona”. Così scriveva Silvia Romano sulla sua pagina Facebook, prima di finire in mano a un commando armato che l’ha rapita a Chakama, in Kenya, la sera del 20 novembre. Silvia, 23 anni appena e una laurea appena conseguita in mediazione linguistica, non era alla sua prima esperienza di volontariato. Era tornata in Kenya a inizio novembre, con la Africa Milele Onlus, una piccola associazione con sede a Fano, nelle Marche, che in lingua swahili significa “Africa per sempre”. Nel piccolo villaggio di Chamaki, a circa 70 km da Malindi, c’è un orfanotrofio nel quale Silvia lavorava ad un progetto di sostegno per l’infanzia. Sempre in Kenya e con la stessa associazione aveva trascorso in precedenza alcuni mesi, quindi conosceva l’ambiente e le condizioni di vita in quella parte dell’Africa.

Prima di partire Silvia, che ha anche una formazione come istruttrice di ginnastica, lavorava nella sua Milano, in una palestra. “Ha collaborato con noi nell’ultimo anno”, spiegano alla  Zero Gravity, un centro sportivo in via Vavassori Peroni dove si insegna freestyle, parkour e acrobatica. “Faceva l’istruttrice di acrobatica. Era andata via a luglio e sapevamo che inizialmente sarebbe dovuta rimanere fino a settembre, per poi tornare a tenere i corsi da noi a ottobre. Poi però ci ha chiamato dicendoci che sarebbe ripartita a ottobre e quindi avrebbe lasciato i corsi da noi. Ma era quello che desiderava”. Scorrendo la sua pagina Facebook sono tante le foto e le iniziative benefiche per i bimbi africani.

Il suo ultimo post è del 17 novembre e la ritrae sorridente, alle spalle di una capanna di legno in un villaggio, mentre veste gli abiti tipici africani. In altre foto si arrampica su un albero di cocco e scatta selfie con i bambini di cui si prendeva cura. “Amo piangere commuovendomi per emozioni forti, sia belle sia brutte – scrive – ma soprattutto amo reagire alle avversità. Amo stringere i denti ed essere una testa più dura della durezza della vita. Amo con profonda gratitudine l’aver avuto l’opportunità di vivere”.

Il Comune di Fano ha subito preso contatti con la fondatrice di Africa Milele Lilian Sora: “Abbiamo espresso la vicinanza dell’amministrazione e le abbiamo assicurato che siamo al loro fianco per tutto quello che potrà servire”, dicono il sindaco Massimo Seri e l’assessore alla Politiche sociali Marina Bargniesi. “Con Africa Milele abbiamo rapporti di conoscenza – fanno sapere dalla ong L’Africa chiama, anch’essa presente a Fano – stiamo nella stessa città, ma non lavoriamo insieme, le nostre attività sono distinte. In Kenya non ci sono guerre, ma la situazione non è tranquilla”.