Ss St. Louis, barca di rifugiati ebrei che nel 1939 non arrivò mai in America

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Maggio 2014 6:17 | Ultimo aggiornamento: 20 Maggio 2014 20:20
La barca di rifugiati ebrei che nel 1939 non arrivò mai in America

L’articolo apparso su BBC Mundo

USA – Il 3 maggio 1939 più di 900 ebrei lasciarono la Germania a bordo di un transatlantico di lusso, l’ “SS St.Louis“. L’obiettivo era quello di raggiungere Cuba e da lì dirigersi verso gli Stati Uniti. Qualcosa però andò storto lungo il cammino. Una volta giunti all”Avana furono rimandati in Europa, dove più di 250 di loro vennero uccisi dai nazisti. La storia è raccontata da Mike Lanchin, in un articolo pubblicato su BBC Mundo.

Come spiega il giornalista, Cuba era un punto di transito per raggiungere gli Stati Uniti e le autorità cubane che si trovavano in Germania offrivano visti per entrare negli USA a 200-300 dollari ciascuno (circa 2.000, 3.000 al cambio di oggi). “Non avevo mai sentito parlare di Cuba e non potevo immaginare cosa sarebbe successo. Ricordo che ero spaventato tutto il tempo”, ricorda l’81enne Gerald Granston, che aveva appena 6 anni quando suo padre gli disse che avrebbero dovuto lasciare la Germania per dirigersi con una nave dall’altra parte del mondo.

Durante il viaggio i profughi furono trattati bene. A bordo era possibile andare in piscina, vedere film, danzare e pregare, tutto in aperto contrasto con i divieti che stavano colpendo gli ebrei in Germania. Ma la serenità era destinata a svanire non appena la nave giunse a destinazione. I cubani decisero di respingere la maggior parte dei visti dei passeggeri, probabilmente per paura di essere sommersi da una grande quantità di immigrati in fuga dall’Europa. Il capitano decise di dirigersi allora verso la Florida, ma neanche le autorità statunitensi permisero alla nave di attraccare, sebbene vi fosse il permesso del presidente Franklin Roosevelt in persona.

La nave fu costretta a tornare indietro in Europa, in quello che divenne per tutti gli ebrei a bordo il viaggio della disperazione e non più quello della speranza. Un passeggero si tagliò le vene, gettandosi in mare. Mentre la barca attraversava l’Atlantico, Granston continuava a chiedere al padre se stavano tornando a vedere i suoi nonni. Ma quest’ultimo scosse la testa in silenzio. “Nessuno ha parlato di ciò che sarebbe accaduto in seguito”, ricorda Gisela Feldman, un’altra sopravvissuta.

La nave giunse ad Anversa il 17 giugno, dopo un mese di navigazione. La maggior parte dei passeggeri fortunatamente non rientrò nella Germania nazista, perché si rifugiò in  Belgio, Francia , Paesi Bassi e Regno Unito. Una sorte diversa spettò invece a 250 passeggeri della nave che non riuscirono a sopravvivere perché finirono direttamente nelle mani dei nazisti. Per questi, il fatto di essere respinti da Cuba senza alcuna pietà fu, di fatto, fatale.