Sudan, Alaa Salah: la ragazza con l’abito tradizionale simbolo delle proteste

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 11 aprile 2019 14:55 | Ultimo aggiornamento: 11 aprile 2019 14:55
Sudan, Alaa Salah: la ragazza con l'abito tradizionale simbolo delle proteste

Sudan, Alaa Salah: la ragazza con l’abito tradizionale simbolo delle proteste

MILANO – Come un anno fa in Iran, anche in Sudan una ragazza è diventata il simbolo delle proteste antigovernative. Si chiama Alaa Salah, ha 22 anni e studia Architettura all’università di Karthoum. Con il suo toub, l’abito bianco tradizionale delle donne del Paese, e gli orecchini a forma di luna ha incitato alla rivolta, “Thawra”, che poi ha dato i frutti sperati, con la deposizione di Omar al Bashir, al potere in Sudan da 30 anni. 

Se in Iran una giovane donna aveva incitato alla ribellione contro il velo, nel caso di Alaa il velo è diventato a sua volta emblema della storia sudanese che non si fa sottomettere da un dittatore seppure longevo come Bashir. Alaa ha scelto di scendere in piazza con il toub sapendo bene che era indossato dalle donne durante le proteste contro le precedenti dittature negli anni sessanta e settanta. Il padre possiede un’impresa di costruzione, ma sua madre è una fashion designer che lavora proprio con l’abito tradizionale.

Alaa, che è anche giornalista, è stata immortalata in foto e video che sono stati rilanciati sui social, facendo rapidamente il giro del mondo. E’ stata intervistata dal Guardian e ha spiegato di essere felice “che la mia foto abbia permesso alla gente in tutto il mondo di conoscere la rivoluzione in Sudan. Dall’inizio delle proteste sono scesa in strada ogni giorno e ho partecipato alle manifestazioni perché i miei genitori mi hanno insegnato ad amare la nostra casa”, ha detto al quotidiano britannico. 

In molti ormai la chiamano ‘Kandaka’, ‘regina nubiana’, appellativo riservato alle donne più valorose nell’antico Regno di Kush, esistito tremila anni fa. Lei non si sottrae a questo compito. La protesta è una questione vitale: “I proiettili non uccidono. Quello che uccide è il silenzio della gente”, ha ripetuto più volte durante le proteste, che dopo decine di morti sembrano ormai aver raggiunto il loro obiettivo. (Fonte: The Guardian, Cnn)