Usa, rapì e uccise ricercatrice cinese: ergastolo per Brent Christensen

di Caterina Galloni
Pubblicato il 20 Luglio 2019 6:02 | Ultimo aggiornamento: 19 Luglio 2019 18:07
Brent Christensen

Brent Christensen

ROMA – Brent Christensen, colpevole di aver rapito, violentato e assassinato la 27enne ricercatrice cinese Zhang Yingying nel 2017, è stato condannato all’ergastolo senza possibilità di rilascio dal giudice federale dello Stato dell’Illinois, James Shadid.

La giuria, composta da 12 membri, secondo quanto riferito dal giudice, dopo due giorni non era riuscita a raggiungere una decisione unanime tra la pena di morte e l’ergastolo. A quel punto, Shadid ha imposto la condanna al carcere a vita senza possibilità di rilascio, più altri cinque anni per false dichiarazioni all’FBI e una multa di 250.000 dollari, il massimo consentito, per ciascuna delle tre condanne. Prima di leggere la sentenza, il giudice ha deplorato l’atteggiamento dell’imputato, la totale “mancanza di rimorso” e il rifiuto di fare delle scuse quando gli è stata data la possibilità. Zhang, che era da poco arrivata negli USA dalla Cina per condurre delle ricerche sulla fotosintesi all’University of Illinois era stata vista per l’ultima volta il 9 giugno 2017 mentre saliva a bordo della Saturn Astra nera di Christensen nel campus dell’università: aveva perso l’autobus con cui recarsi a un appuntamento e accettato un passaggio dallo sconosciuto. I suoi resti non sono mai stati trovati.

Nel corso del processo, gli investigatori dell’FBI hanno testimoniato di aver trovato nell’appartamento di Christensen il sangue e il DNA della giovane donna. A incastrare l’assassino furono delle frasi dette all’allora fidanzata: l’aveva violentata, picchiata e decapitata ma non sapeva che la donna stava collaborando con l’FBI e indossava un microfono. Durante il processo i giurati hanno ascoltato più volte quella registrazione. “La sua voce grondava vanto, era compiaciuto, non provava rimorso” ha commentato il vice procuratore James Nelson. La famiglia di Zhang non è d’accordo sul risultato della condanna ma ha chiarito che l’unico obbiettivo ancora oggi è quello di trovare i resti della figlia e riportarla a casa. “Ora che il processo è terminato chiediamo all’imputato di dire dove si trova Yingying”, ha detto il padre Ronggao ai media attraverso un interprete. “Se hai ancora un briciolo di umanità, poni fine al nostro tormento”. Fonte: wttw.com