Vatileaks, Paolo Gabriele: “Io, un infiltrato dello Spirito Santo”

Pubblicato il 14 agosto 2012 9:12 | Ultimo aggiornamento: 14 agosto 2012 9:13
paolo gabriele

Paolo Gabriele (Foto Lapresse)

ROMA – “Un infiltrato dello Spirito Santo contro il peccato della Chiesa”, che ha agito contro il “male e la corruzione” che sono “dappertutto” nella Chiesa: è Paolo Gabriele secondo Paolo Gabriele, secondo quanto scrive la Stampa.

Accusato di aver rubato documenti riservati dall’appartamento di Joseph Ratzinger, si è difeso dicendo che “il Sommo Pontefice non era correttamente informato”: quell’assegno da centomila euro, il lingotto d’oro e la “cinquecentina” dell’Eneide tradotta da Annibal Caro li avrebbe presi per aiutare il Papa. Anzi, non proprio. L’Eneide del 1581 l’avrebbe presa “per il figlio che a scuola studia Virgilio”, scrive La Stampa.

Sui documenti però, scrive sempre il quotidiano torinese, Gabriele spiega di i aver “proceduto alla duplicazione dei documenti fotocopiandoli in ufficio e successivamente portandoli a casa”. Negli ultimi tempi, “quando la situazione è degenerata”, “per non restare senza copie” avrebbe provveduto alla loro “duplicazione attraverso la fotocopiatrice inserita nella stampante del computer”. “Non ho conservato alcun documento originale in quanto altrimenti ne sarebbe stata notata la mancanza”.

Gabriele sapeva che prendere quei documenti era “cosa illecita”, ma ha voluto farlo “spinto da diverse ragioni”: “vedendo male e corruzione dappertutto nella Chiesa, ero sicuro che uno choc, anche mediatico, avrebbe potuto essere salutare per riportare la Chiesa nel suo giusto binario”. “In qualche modo pensavo che nella Chiesa questo ruolo fosse proprio dello Spirito Santo, di cui mi sentivo in certa maniera infiltrato”. A guidarlo sarebbe stato un “padre spirituale”, il cui nome negli atti della magistratura, spiega la Stampa, è celato dietro una sigla.

Questo “padre spirituale”, sempre secondo quanto riporta Giacomo Galeazzi sulla Stampa, avrebbe prima conservato le carte segrete, poi le avrebbe bruciate e avrebbe consigliato a Gabriele di “negare ogni addebito”  e di “riconoscere le sue responsabilità solo di fronte al Pontefice”.

Forse il caso Vaticaleaks non si sarebbe mai aperto se il 19 maggio non fosse uscito il libro di Gianluigi Nuzzi “Sua Santità”. Perché proprio quel libro conterrebbe i documenti riservati fotocopiati da Paolo Gabriele. Subito dopo la pubblicazione ci fu una riunione tra le persone più vicine a papa Benedetto XVI per capire chi abbia consegnato i documenti a Gabriele. Poi l’arresto, la perizia psichiatrica (che dice che Gabriele è un “soggetto suggestionabile e socialmente pericoloso”). Il resto è cronaca.