Avvocato cita sentenze inventate dall’AI, giudice punisce grave negligenza e ordina risarcimento (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Al Tribunale di Siracusa si è registrato probabilmente un primato italiano: in una sola memoria difensiva un avvocato ha citato quattro sentenze della Corte di Cassazione risultate completamente fuori contesto.
Il giudice, nell’effettuare una verifica accurata nel Ced della Cassazione, ha scoperto che nessuno dei precedenti richiamati sosteneva realmente le tesi dell’avvocato. Le sentenze esistevano, ma trattavano argomenti completamente diversi. Questo episodio ha portato a sospettare la causa dell’errore: l’utilizzo acritico di un modello di intelligenza artificiale generativa, che ha “inventato” riferimenti giurisprudenziali inesistenti, fenomeno noto come “allucinazioni” dell’AI.
La responsabilità dell’avvocato
Il fenomeno, pur essendo noto in ambito legale, non solleva il professionista dal dovere di verifica. La sentenza del tribunale sottolinea che i modelli di AI generativa “non costituiscono banche dati giurisprudenziali, bensì strumenti di generazione automatica basati su inferenze statistiche”.
Nel caso di Siracusa, l’avvocato ha utilizzato l’AI senza controllare l’attendibilità delle citazioni, costringendo giudici e controparti a verificare ogni singolo riferimento e a confutare precedenti inesistenti. Il giudice ha quindi parlato di colpa grave, ribadendo che errori simili non possono più essere tollerati e configurano una negligenza punibile.
Conseguenze e risarcimento
Il tribunale ha deciso di condannare l’avvocato ai sensi dell’art. 96, co. 3, c.p.c., al pagamento di una somma equitativa a titolo di risarcimento del danno alla controparte, oltre alle spese di lite. La parte difesa dall’avvocato, mal supportata dall’AI, è stata inoltre condannata nel merito.
