Hantavirus, incubazione lunga e sintomi difficili da riconoscere: perché l’Oms chiede 42 giorni di quarantena (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Si è concluso nella serata di lunedì 11 maggio lo sbarco degli ultimi passeggeri e di parte dell’equipaggio della nave da crociera Mv Hondius, al centro di un’emergenza sanitaria internazionale dopo la scoperta di diversi casi di hantavirus a bordo. La nave era approdata nei giorni scorsi a Tenerife, nelle isole Canarie, dove è stato organizzato un piano speciale per il trasferimento delle persone presenti sull’imbarcazione.
Una volta sbarcati, i passeggeri sono stati accompagnati su autobus militari fino all’aeroporto di Tenerife Sud, da dove sono partiti i voli di rimpatrio verso i rispettivi Paesi di provenienza. Ventisei membri dell’equipaggio, invece, sono rimasti a bordo della nave per consentire il trasferimento dell’imbarcazione nei Paesi Bassi, luogo di registrazione della Mv Hondius, dove sarà sottoposta a una completa disinfezione.
Secondo quanto comunicato dalle autorità sanitarie, tre persone risultate sbarcate dalla nave sono state confermate positive al virus: un cittadino statunitense, una donna francese e una persona spagnola. L’epidemia registrata sulla nave avrebbe già provocato tre vittime, aumentando la preoccupazione delle istituzioni internazionali.
Cos’è il virus Andes e perché preoccupa gli esperti
Il ceppo identificato a bordo della Mv Hondius è il virus Andes, considerato uno dei tipi più aggressivi di hantavirus conosciuti. Questo patogeno può provocare sintomi particolarmente gravi e, secondo gli esperti, presenta un tasso di mortalità che può arrivare fino al 40% delle persone infettate.
Generalmente gli hantavirus si trasmettono attraverso il contatto con urine, saliva o feci di roditori infetti. Tuttavia il virus Andes rappresenta un’eccezione importante, perché è l’unico ceppo noto capace di trasmettersi anche tra esseri umani. Proprio questa caratteristica ha spinto l’Organizzazione mondiale della sanità a mantenere alta l’attenzione sulla vicenda.
L’Oms ha definito “moderato” il rischio per le persone che si trovavano a bordo della nave, mentre il rischio per la popolazione mondiale sarebbe al momento considerato “basso”. Nonostante ciò, l’organizzazione ha invitato tutti i Paesi coinvolti ad adottare rigidi protocolli sanitari e quarantene preventive.

I sintomi iniziali e la necessità della quarantena
Secondo gli esperti dell’Oms, il virus risulta particolarmente contagioso nelle primissime fasi della malattia, quando i sintomi possono ancora essere difficili da riconoscere. Olivier Le Polain, responsabile dell’Unità di epidemiologia e analisi per la risposta dell’Oms, ha spiegato che i segnali iniziali possono apparire molto lievi: stanchezza, febbre moderata e malessere generale.
Proprio questa difficoltà nell’identificazione precoce dei casi ha portato l’organizzazione a raccomandare una quarantena di 42 giorni per tutti i passeggeri e i membri dell’equipaggio presenti a bordo al momento dell’arrivo della nave a Tenerife. Il periodo coincide infatti con il tempo massimo di incubazione del virus Andes.
In media, i sintomi compaiono circa tre settimane dopo il contagio, ma secondo gli esperti potrebbero emergere nuovi casi anche nei prossimi giorni. Per questo motivo l’Oms insiste sulla necessità di isolare tempestivamente i potenziali contatti senza attendere la comparsa dei sintomi più evidenti.
Le misure adottate dai Paesi e le polemiche sugli Stati Uniti
Molti Paesi hanno deciso di seguire le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità adottando quarantene di sei settimane per i cittadini rientrati dalla crociera. Italia, Germania, Gran Bretagna, Svizzera e Grecia hanno addirittura esteso il periodo di isolamento a 45 giorni per maggiore prudenza.
Australia e Francia hanno invece previsto periodi iniziali di osservazione più brevi, rispettivamente di tre e due settimane, con possibilità di proroga in caso di necessità. Diversa la posizione degli Stati Uniti, che hanno comunicato di non voler imporre automaticamente la quarantena ai 17 cittadini americani rientrati dalla nave.
Una decisione che ha suscitato perplessità anche ai vertici dell’Oms. Il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus ha definito la scelta “rischiosa”, sottolineando come l’ambiente chiuso della nave da crociera abbia probabilmente favorito una trasmissione più intensa del virus rispetto a quanto sarebbe accaduto in condizioni normali.
Gli esperti invitano comunque alla calma, pur raccomandando massima vigilanza nelle prossime settimane per individuare rapidamente eventuali nuovi casi collegati al focolaio scoppiato sulla Mv Hondius.
