Economia

Nel 2013, posto fisso -10% per gli under30: salari cresciuti solo di 4 euro

Nel 2013, posto fisso -10% per gli under30: salari cresciuti solo di 4 euro

Posto fisso -10% per gli under30: salari cresciuti solo di 4 euro

ROMA – Il posto fisso diventa sempre più un miraggio, intanto stipendi e pensioni languono con l’inevitabile aumento della povertà, ormai al massimo storico. Finito l’anno è tempo di bilanci, ancora una volta sotto il segno della crisi. Il Rapporto sulla coesione sociale di Istat, Inps e ministero del Lavoro non lascia dubbi: in un anno i salari degli italiani sono aumentati solo di quattro euro, mentre oltre 7,6 milioni di pensionati vanno avanti con meno di mille euro al mese.

Ancora peggio va per i giovani, basti pensare che gli under30 con posto fisso sono diminuiti quasi del 10%. Ecco allora la radiografia del Paese sotto i raggi X delle banche dati nazionali.

LA CADUTA DEI CONTRATTI A TEMPO INDETERMINATO. I dipendenti con posto fisso nel 2013 sono diminuiti dell’1,3%. E la discesa si è trasformata in una caduta per i lavoratori under30 ‘senza scadenza’, in calo del 9,4% sul 2012.

STIPENDIO NETTO ITALIANI FERMO A 1.304 EURO. La retribuzione media nel 2012 è risultata pari a 1.304 euro, con un rialzo di appena quattro euro rispetto all’anno precedente (nel frattempo l’inflazione è salita del 3%). Le donne si devono accontentare di soli 1.146 euro. E ancora meno è pagato il lavoro degli stranieri (968 euro).

QUASI UN PENSIONATO SU DUE SOTTO I MILLE EURO. Nel 2012 il 46,3% percepisce assegni per un totale che resta inferiore ai 1.000 euro lordi al mese. Si tratta di 7 milioni 676 mila persone, di cui oltre due milioni e mezzo non arrivano a 500 euro.

POVERTA’ DILAGA, SOPRATTUTTO AL NORD. Nel 2012, si trova in condizione di povertà relativa, andando avanti con soli 990 euro pro-capite al mese, il 12,7% delle famiglie residenti in Italia, per un totale di 9 milioni 563 mila abitanti. Si tratta dei valori più alti dal 1997, data di inizio della serie storica. Nello stesso anno sono saliti a quota 4,8 milioni coloro che sono definiti come poveri assoluti, privi cioè di un budget che permetta il raggiungimento di standard minimi di vita. A confronto con il 2005 risultano raddoppiati e se si guarda al Nord la loro incidenza è perfino triplicata.

RISCHIO EMARGINAZIONE, SOLO GRECIA FA PEGGIO. Non conforta il paragone con altri paesi, visto che l’Italia presenta un rischio povertà o esclusione sociale pari quasi al 30%, soglia superata tra i paesi dell’Ue a 15 solo dalla Grecia. Fuori dalle percentuali significa che sono ‘in pericolo’ 17,4 milioni di persone.

LAUREA HA PERSO ‘APPEAL’. L’università, complice la crisi, non è più in grado di attrarre i giovani come negli anni passati, con il tasso di passaggio, ovvero il rapporto tra matricole e diplomati, sceso al 58,2% nel 2011-2012 dal 73% del 2003-2004. Come se non bastasse, nel rapporto viene giudicato ”decisamente molto elevato il fenomeno dell’abbandono prematuro degli studi”, che interessa circa 800 mila giovani under25.

OLTRE 30% FAMIGLIE FORMATE DA PERSONE SOLE. Aumentano separazioni e divorzi (+14,4% in sei anni), con il 30,1% delle famiglie che ormai è rappresentato da persone sole. Guardando alla ‘prole’, in Italia hanno il coraggio di allevare tre o più figli solo il 7,9% delle coppie, mentre oltre la metà si ferma a uno. D’altra parte le donne mostrano molta prudenza, anteponendo la stabilità lavorativa alla famiglia. Tanto che è a tempo indeterminato la stragrande maggioranza (il 91%) delle neomamme. Le ferite lasciate dalla recessione sono state quindi profonde e lo stesso ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, nella premessa al rapporto, ammette come l’Italia sia ”tra i Paesi più colpiti”, ma sottolinea ”il sistema di coesione sociale ha tenuto, consentendo al Paese di sopportare sacrifici” per riforme e stabilità finanziaria. .

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