Antitrust: capitalismo italiano malato e stop a fondazioni nelle banche

di redazione Blitz
Pubblicato il 30 Giugno 2014 16:27 | Ultimo aggiornamento: 30 Giugno 2014 16:31
Antitrust: capitalismo italiano malato e stop a fondazioni nelle banche

Il presidente Antitrust, Giovanni Pittruzzella (Foto Lapresse)

ROMA – In Italia c’è un capitalismo malato, di relazione, che “danneggia la parte vitale e competitiva dell’economia italiana”, favorendo “l’espansione della spesa pubblica” in alcuni casi “diretta a soddisfare gli interessi particolaristici delle lobbies e dei cacciatori di rendite”. E’ quanto afferma il presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, nella sua relazione annuale al Senato, non risparmiando critiche al settore bancario, in particolare alle Fondazioni, il cui controllo nelle società del credito, andrebbe limitato.

“Va realizzato un rafforzamento della separazione tra fondazione e banca conferitaria – ha detto Pitruzzella – estendendo il divieto di detenere partecipazioni di controllo in società bancarie anche ai casi in cui il controllo è esercitato, di fatto, congiuntamente ad altri azionisti”.

Inoltre, prosegue Pitruzzella,

“anche nel settore bancario occorre continuare il processo di rescissione dei legami personali tra diversi istituti, avviato, su suggerimento dell’Autorità, con l’introduzione del divieto di interlocking directorates. Ora questo divieto va reso effettivo anche per le fondazioni bancarie”

Il capitalismo di relazione, è tornato all’attacco Pitruzzella,

“è basato sull’intreccio tra pochi grandi potentati economici, sulle loro relazioni con il potere politico e amministrativo, sulla ricerca delle rendite di posizione“. E quindi “si basa sui privilegi, piuttosto che sui meriti, aggrava le diseguaglianze, rende la società chiusa, statica, poco aperta alla concorrenza e all’innovazione”, sacrificando “l’aspirazione degli individui di poter migliorare la loro posizione sociale, esclusivamente in virtù dei loro meriti”. Insomma, “pregiudica quella particolare forma di eguaglianza che è l’eguaglianza delle opportunità”.

A giudizio di Pitruzzella

“queste tendenze, in Paesi come l’Italia, hanno favorito l’espansione di una spesa pubblica, per alcune delle sue componenti, improduttiva e inefficiente, diretta a soddisfare gli interessi particolaristici delle lobbies e dei cacciatori di rendite. Anche per questa via si è creato quell’enorme debito pubblico che costituisce un grande ostacolo alla crescita economica ed un fardello ingiustamente caricato sulle nuove generazioni”.

Secondo l’Antitrust, tuttavia,

“etichettare l’economia italiana, nel suo complesso, come esempio di chrony capitalism (capitalismo di relazione, appunto, ndr) sarebbe ingiusto per quella gran parte di imprese italiane che competono con successo sui mercati internazionali, che sono capaci di essere leader nell’innovazione, per le tante che hanno saputo superare la crisi e per quelle che hanno sofferto anche a causa di un ambiente giuridico-istituzionale poco amichevole. Piuttosto, il capitalismo di relazione costituisce una componente del complessivo sistema, che danneggia la parte vitale e competitiva dell’economia italiana”.

L’impegno dell’Antitrust, allora,

“si è concentrato, e continuerà a concentrarsi, su quei settori in cui più forte è stata la presa del capitalismo di relazione e nei quali da una corretta dinamica concorrenziale c’è da attendersi una spinta alla competitività ed alla crescita. Si tratta di settori più volte indicati dalla Commissione europea: energia, trasporti, servizi, comunicazioni elettroniche, commercio online e servizi finanziari”.