Auto aziendali, si cambia ancora: per elettriche o ibride la tassa resta come ora (30%)

di Alberto Francavilla
Pubblicato il 1 Novembre 2019 11:33 | Ultimo aggiornamento: 1 Novembre 2019 20:57
Auto aziendali, si cambia ancora in manovra: per elettriche o ibride la tassa resta come ora (30%)

Auto aziendali in una foto d’archivio Ansa

ROMA – Cambia ancora una volta la norma sulle auto aziendali in manovra. A ogni bozza c’è una novità: come finirà? Vuoi vedere che alla fine non succede niente? Stando all’ultima versione della Legge di Bilancio, scrive l’Ansa, sarebbero totalmente esentate dal rincaro del fringe benefit le auto totalmente ecologiche: quindi quelle elettriche e quelle ibride. Riassunto delle puntate precedenti: attualmente i dipendenti pagano una tassa del 30% sull’auto aziendale di cui usufruiscono. Una prima bozza aveva annunciato l’aumento dell’imposta al 100%, aumento che era stato poi ridimensionato al 60%. Ora l’ennesima modifica in pochi giorni (anzi, in poche ore) prevede il ritorno (anzi il non cambiamento rispetto ad ora) per i veicoli che non inquinano. D’altronde Conte ha ripetuto l’espressione Green New Deal più volte di quanti siano effettivamente coloro che ne hanno effettivamente capito il significato.

Le tasse continueranno ad applicarsi sul 30% del valore per le auto aziendali in uso ai dipendenti per i veicoli a trazione elettrica e ibrida e per tutti i veicoli concessi in uso promiscuo ai dipendenti addetti alla vendita di agenti e rappresentanti di commercio. Per gli altri veicoli la percentuale sale al 60% in caso di emissioni di biossido di carbonio fino a 160 grammi per chilometro e al 100% in caso di emissioni superiori.

Il dietrofront del governo sulle auto aziendali.

Tutti, maggioranza compresa, si erano schierati contro le tasse sulle auto aziendali che, dalle ultime bozze, triplicavano per tutti i dipendenti, portando il prelievo dal 30 al 100% del valore del fringe benefit, fatta eccezione per chi fa il rappresentante. Non sono bastate le parole di Roberto Gualtieri a placare le polemiche: il ministro dell’Economia aveva assicurato infatti che la misura era stata “mal raccontata” ma può essere “migliorata”, e comunque non tocca “ibride ed elettriche”. In serata è arrivato così un dietrofront rispetto ai testi circolati: il prelievo si ferma al 60% dell’imponibile, vengono esclusi i veicoli commerciali e sale al 100% solo per le vetture superinquinanti.

I dubbi di Confindustria e dei partiti.

Il capo degli industriali, Vincenzo Boccia, guarda anche alla plastic tax, ma a far tremare il settore auto è la stretta sui veicoli in “fringe benefit” che rischia, dice l’Associazione di Confindustria delle auto a noleggio, di azzoppare l’intero comparto. Ma anche tra gli alleati ci sono forti dubbi: per prima Italia Viva fa sapere che si batterà per eliminare “un’altra tassa inutile” che penalizza i lavoratori. Che però vale oltre mezzo miliardo, 513 milioni non semplici da reperire altrove. Soprattutto se si vuole al contempo, come insiste lo stesso Matteo Renzi, eliminare la sugar tax (che di milioni, nel 2020, nel vale ‘solo’ 200, perché parte da metà anno).

Anche il Pd, che pure respinge chi agita lo “spauracchio delle tasse”, riferendosi sia alla Lega sia agli alleati, chiede un ripensamento sulle auto aziendali. E nel Movimento 5 Stelle, (mentre il sottosegretario Alessio Villarosa getta acqua sul fuoco spiegando che la misura si applicherà solo alle aziende più grosse, salvando i piccoli che magari hanno un solo mezzo utilizzato in azienda) ci pensa Stefano Buffagni a chiarire che qualcosa bisognerà fare perché “su quelle voci le tasse i lavoratori già le pagano”.

Il viceministro allo Sviluppo si scaglia anche contro lo stanziamento, previsto nelle bozze, di 100 milioni per le indennità dei ministeri (e di Palazzo Chigi): sarà “uno scherzetto di Halloween” scrive su Fb, assicurando che la norma sarà cancellata e che quei soldi, semmai, vanno girati alle imprese, per creare nuovi posti di lavoro.
La navigazione tra le due Camere, che dovrebbe iniziare la prossima settimana, sarà dunque in acque agitate: in Parlamento la manovra potrà essere “ancora migliorata”, assicura Luigi Di Maio. Ma chi definisce la manovra come quella “delle tasse”, dice il leader M5S lanciando una stoccata all’ex alleato Salvini, “è chi, facendo cadere il governo avrebbe causato l’aumento dell’Iva”.

Se è vero che l’imposta sul valore aggiunto non aumenterà e che quindi, come sottolinea anche il premier, non ci sarà un aumento “complessivo della pressione fiscale”, è vero anche che nelle 90 pagine della manovra ci sono numerosi microbalzelli: ci sono gli aumenti della ‘tassa sulla fortuna’ (che per chi gioca alle new slot scatteranno anche sulle piccole vincite sotto i 500 euro), il classico rincaro dei tabacchi, che colpirà per la prima volta anche filtri e cartine per le sigarette ‘fai da te’ (anche se il prelievo è stato già limato da 0,005 allo 0,0036 a pezzo contenuto nelle confezioni), l’aumento del 20% di tutti i diritti consolari all’estero. Senza contare la tassa sugli zuccheri aggiunti e quella, appunto, sulla plastica, che non si applicherà sulle compostabili e sulle siringhe ma che, secondo i leghisti, costerà 110 euro in più a famiglia. Sulle imprese peserà anche la stretta sui prodotti delle trivelle, sulle agevolazioni sul gasolio per camion e pullman euro 3, e quella sui prodotti energetici impiegati per produrre energia (che potrebbe rimbalzare anche in bolletta). (Fonte Ansa).