Una giornata sulle montagne russe: il crollo e la risalita a Piazza Affari

Pubblicato il 5 Agosto 2011 13:16 | Ultimo aggiornamento: 5 Agosto 2011 13:21

MILANO – “Giornata convulsa a Piazza Affari”: una frase fatta certo, ma che comunica l’ansia di una mattinata in Borsa vissuta sulle montagne russe. L’inizio è da brivido, un venerdì nero che annuncia cataclismi. Raffica di sospensioni già nei primi minuti di scambi  con 10 titoli fermati per eccesso di volatilità. Intesa Sanpaolo cedeva il 7,72% dopo un breve congelamento, mentre Fonsai non faceva prezzo e cedeva.  Alle 11  il 6,16% teorico. Ferme anche Fiat (-5,3%), Unicredit (-4,81%) e Finmeccanica (-4,5%). Alle 10 moltissimi titoli venivano sospesi per eccesso di volatilità. L’analisi in presa diretta non poteva che essere spietata: il mercato sta punendo il nostro Paese, in 4 giorni bruciati 48 miliardi di euro. Fra l’altro Wall Street chiudeva giovedì sera a -5%. Tokyo, Shangai, Sidney aveva perso il 4%. Lo spread dei titoli di Stato italiani, i Btp, raggiungeva e superava quello dei spagnoli, considerati finora poco meno che carta straccia. Gli investitori puntellano il capitale, si diceva, ritirano il contante e mollano i paesi a rischio. Significativo il crollo delle commodities, petrolio in testa.

Alle 11 colpo di scena: Piazza Affari azzera il crollo, Unicredit e Telecom  guidano la riscossa. Lo spread dei Btp, dopo aver bucato la barriera del suono a 400 punti base ritorna a quota 480. La risalita è imperiosa. All’ora di pranzo Milano è prima in Europa per scambio di affari e volumi di contrattazioni raggiungendo un +2%.

Le notizie provenienti da Stati Uniti e Europa però confermano l’impasse attuale: in Usa i dati economici e le prospettive sono negativi, sulla crisi debitoria nel Vecchio Continente non sono state trovate soluzioni credibili e certe. A complicare il quadro il recente intervento degli istituti centrali di Svizzera e Giappone, per deprezzare franco svizzero e yen che ha portato diversi investitori a ricercare altrove asset rifugio con l’aumento della volatilità. “Quello che state vedendo è una ritirata di tutti quei soldi che erano stati investiti nella speranza che il 2011 vedesse gli stessi rialzi del 2010”, ha detto all’agenzia Reuters un gestore hedge fund. “Questo può ancora verificarsi, ma viste le perdite che le persone hanno già sostenuto quest’anno, sembra che nessuno voglia prendersi il rischio. Adesso si tratta di preservare il capitale”.