Cerchi lavoro? C’è Orienta: Valeria Giaccari racconta l’impresa, fondata 30 anni fa, ora fattura 200 milioni

di Orietta Malvisi Moretti
Pubblicato il 12 Settembre 2021 22:30 | Ultimo aggiornamento: 12 Settembre 2021 22:30
Cerchi lavoro? C'è Orienta: Valeria Giaccari racconta l'impresa, fondata 30 anni fa, ora fattura 200 milioni

Cerchi lavoro? C’è Orienta: Valeria Giaccari racconta l’impresa, fondata 30 anni fa, ora fattura 200 milioni

Cerchi lavoro? C’è Orienta: Valeria Giaccari racconta l’impresa, fondata 30 anni fa col marito, ora fattura 200 milioni

Una pioniera con il “pallino” della promozione della “flessibilità buona delle imprese”. Una donna che ha avuto il coraggio, a suo tempo, di lasciare il cosiddetto “posto fisso”, da molti  considerato un vero punto di arrivo. Per dare inizio ad un’avventura che oggi è diventata una delle principali agenzie per il lavoro in Italia.

Si tratta di Orienta SpA. Valeria Giaccari ne è fondatrice con il marito. Oggi vanta oltre 60 filiali in Italia, Polonia, Svizzera e Repubblica Ceca. Con un fatturato del gruppo che nel 2021 sarà intorno ai 200 mln di euro.

Nel 2017 Orienta ha ottenuto il Certificato Elite di Borsa Italiana. Dal 2018 Valeria Giaccari è presidente del Comitato dell’Imprenditorialità femminile della CCIAA di Roma e Vicepresidente della sezione Consulenza in Unindustria. 

È una romana doc, nata a Foggia “per caso”, perché suo padre era ufficiale dell’esercito. Si è laureata in lingue all’Università di Pisa. Con studi in Germania e in Inghilterra che hanno consolidato il suo ottimo inglese e tedesco. Da Orienta a Myourjob, il passo è stato breve, afferma con orgoglio. “Abbiamo acquistato questo portale, che oggi sta dando ottimi risultati. Ed è una realtà innovativa per l’Italia per orientare i giovani sulle future scelte lavorative nella fascia delle scuole superiori”.

Con il Comitato per l’Imprenditoria Femminile della Camera di Commercio romana ha ospitato a luglio 2021 il Summit del W20, Gruppo del G20 sull’Empowerment Femminile. Anche in collaborazione con  Unindustria, lavora con soddisfazione per importanti progetti di counseling e mentoring. Tra cui, come membro dell’Advisory Board,  Steamiamoci. Un progetto nazionale con l’obiettivo di avvicinare le ragazze a percorsi di Istruzione STEM tramite incontri con Role Models di importanti aziende e Istituzioni, borse di studio ed altro …

In questo periodo ancora in “corso di Covid”, quali sono stati i cambiamenti più evidenti nella sua azienda?

L’impatto più evidente e per molti aspetti comune a molte aziende ha riguardato la riorganizzazione del lavoro, improvvisa e imprevista nei tempi, con la necessità di ridefinire in pochi giorni un tradizionale processo lavorativo in una inedita modalità da remoto che coinvolgesse tutti i dipendenti. Una difficoltà iniziale sia sul piano operativo che culturale. Sono state baipassate molte tappe intermedie che erano già in atto per la promozione dello smart working anche nella nostra azienda. Superata la prima fase un po’ tutti ci siamo abituati alla nuova normalità. Ad oltre un anno e mezzo dalla pandemia si è affermato un modello di organizzazione del lavoro ibrido, ossia basato sul un equilibrio e un mix tra modalità lavorativa in presenza e a distanza con benefici sia sul piano della produttività che di una migliore gestione dei tempi di lavoro e di vita dei dipendenti.

Quali sono state, secondo lei i settori più penalizzati, oltre a quello del turismo e dell’accoglienza?

La pandemia ha avuto impatti negativi in molti settori economico-produttivi, oltre i due già citati, se vogliamo in modo più evidente in alcuni settori tradizionali e anche industriali. Si pensi all’impatto avuto nell’ambito dell’automotive con una contrazione di mercato quasi assoluta per una certa fase che si è aggiunta a difficoltà latenti dovute a cause strutturali e non contingenti. E poi settori molto importanti come quello degli eventi e delle fiere e tutti quegli ambiti che prevedono “assembramenti” come il wedding composto da oltre 562mila imprese che ha visto dimezzare il proprio mercato. Ci sono stati settori come quelli citati, ma non solo, che hanno subito più di altri gli impatti economici e sociali della pandemia.

Al contrario alcune aziende risultano essere state favorite, come ad esempio quelle legate all’industria farmaceutica o all’e-commerce

Confermo che ci sono stati sicuramente degli ambiti economico-produttivi e molte aziende di questi settori che hanno “beneficiato” della pandemia. Tra questi, oltre a quello scontato dell’ambito farmaceutico e di tutto ciò che è collegato a questo settore, ci sono realtà tecnologicamente più avanzate che si basano su una attività a distanza come appunto l’e-commerce, la formazione a distanza e così via.

In questo senso anche la nostra azienda ha tratto alcuni vantaggi. Da diversi anni il driver principale dei nostri investimenti per la crescita aziendale è stata la tecnologia. Abbiamo sviluppato diversi sistemi interni che, anche grazie ad un motore semantico, ci permettono una gestione efficace di diversi processi interni, ma anche estern, i come le preselezioni e i colloqui di lavoro che abbiamo potuto svolgere da remoto e senza l’incontro in filiale dei candidati e creando dossier innovativi molto apprezzati dai nostri clienti. In sintesi l’impatto più rilevante della pandemia sulle aziende è stata una sorta di acceleratore dei processi di innovazione tecnologia e organizzativa in gran parte già in essere o in programma.

Le donne in particolare le imprenditrici già presenti in AIDDA si sono dimostrate le più resilienti al Covid. È successa la stessa cosa anche nel suo settore?

Nella mia azienda devo evidenziare una generale capacità di resilienza di tutti i nostri collaboratori e dipendenti che hanno saputo adattarsi rapidamente ai cambiamenti intervenuti sapendo cogliere al meglio le opportunità presenti. La modalità di lavoro ibrido che ci caratterizza in questa fase alle fine lascia a tutti la possibilità di organizzare al meglio l’attività lavorativa tra attività da remoto e in presenza, agevolata anche dal nostro livello di investimento tecnologico. Le donne, come sempre, in queste situazioni mettono la loro specificità fatta di concretezza e passione. 

Oltre alla crisi dovuta al Covid un altro grosso problema incombe in Italia con l’esodo delle donne afghane con i loro bambini.   Cosa possiamo fare per essere concretamente solidali con queste vite umane e non, come fanno anche tanti politici, solo a parole?

Anche le aziende nell’ambito della responsabilità sociale d’impresa possono, direi devono, svolgere la loro parte anche nella gestione e nella solidarietà verso persone di qualsiasi genere e età che fuggono da contesti drammatici come quelli di guerra. Proprio rispetto a queste situazioni Orienta è già attiva in varie iniziative tra cui l’orientamento al lavoro, la formazione di donne immigrate ed altre fasce deboli di candidati e l’inserimento lavorativo di oltre 170 persone richiedenti asilo politico in Italia. Rispetto a questa attività abbiamo anche ottenuto un riconoscimento ufficiale da parte dell’Alto Commissariato per i rifugiati dell’Onu. In questo ambito, ossia quello dell’inserimento lavorativo dei rifugiati, noi, come tante altre aziende anche nostre clienti, siamo pronte a svolgere il nostro ruolo. Ovviamente la condizione preliminare, ossia la realizzazione di corridoi umanitari internazionali per permettere ai rifugiati, in questo caso afgani, di giungere nei paesi europei e in Italia competono alla politica e ci auguriamo che presto venga trovata una soluzione concreta e solidale.