Frutta fresca: prezzi calati del 7,8% rispetto al 2013: vi risulta?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 settembre 2014 16:07 | Ultimo aggiornamento: 12 settembre 2014 16:09
Frutta fresca: prezzi calati del 7,8% rispetto al 2013: vi risulta?

Frutta fresca: prezzi calati del 7,8% rispetto al 2013: vi risulta? (LaPresse)

ROMA – I dati dell’Istat confermano la deflazione dei generi alimentari, ovvero il calo – rispetto al 2013 – dei prezzi di pane, pasta, latte, uova, carne, pesce, frutta e verdura, nelle quindici maggiori città italiane. C’è un dato che colpisce: è il -7,8% del prezzo della frutta fresca. Significa che quello che ad agosto 2013 avevate comprato con 10 euro ad agosto 2014 l’avete ottenuto con poco più di 9 euro.

Può essere un dato stagionale, gli esiti di un’estate troppo piovosa e delle alluvioni che hanno colpito varie parti d’Italia. Ma resta un calo netto, impossibile da non notare. Vi risulta? Andando a fare la spesa al supermercato, al mercato rionale o all’ortofrutta più vicino a casa, avete notato questo calo dei prezzi? O il calo riguarda solo i prezzi all’ingrosso?

La Coldiretti evidenzia gli effetti negativi della spirale recessiva tra deflazione e consumi. Effetti che si ripercuotono sull’ortofrutta. Il calo dei prezzi sarebbe infatti dovuto a un calo della domanda dato il crollo degli acquisti scesi al di sotto del chilo al giorno per famiglia, un valore inferiore a quelli raccomandati dal Consiglio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, mettendo a rischio il reddito delle imprese e la salute dei consumatori.

In generale l’andamento dei prezzi riflette, continua la Coldiretti, una situazione difficile sul lato degli acquisti alimentari che nel 2014 hanno toccato il fondo e sono tornati indietro di oltre 33 anni sui livelli minimi del 1981, sulla base di una analisi Coldiretti dei consumi finali delle famiglie a valori concatenati dell’Istat.

Quanto all’andamento dei prezzi in generale, sono aumentate appunto a quindici le grandi città in deflazione, secondo i dati Istat. Registrano, infatti, prezzi in calo su base annua:
Potenza, Reggio Emilia e Padova (-0,1%);
Roma, Perugia, Bologna e Genova (-0,2%);
Bari, Trieste, Firenze e Milano (-0,3%);
Livorno (-0,5%);
Torino (-0,6%);
Verona (-0,7%);
e Venezia (-0,8%).

A luglio erano 10 le città con i prezzi al consumo scesi sotto zero.

E tra le new entry spicca Milano, a cui si aggiungono anche Bologna e Genova. Invece per Venezia si tratta di un ritorno (era stata una delle prime a rilevare listini in discesa). Per città come Roma e Firenze si tratta di una conferma, mentre anche questa volta Napoli si tiene sopra l’asticella della deflazione (+0,2%). Più nel dettaglio, tra i copoluoghi di regione e provincia autonoma, mantengono un indice ancora positivo solo in 8, mentre Ancora registra prezzi fermi, sempre in termini tendenziali. Guardando alle altre grandi città (con più di 150 mila abitanti) a segnare i rialzi maggiori sono: Bolzano (+1,1%), Messina (+1,0%) e Cagliari (+0,7%).

Su base mensile, ovvero confrontando i dati di agosto con quelli di luglio, l’Istat risulta un +0,2% di inflazione.

Tornando al confronto annuo, l’Istat sottolinea come la discesa sia principalmente dovuta all’accentuarsi della flessione dei prezzi dei beni energetici, con quelli non regolamentati che da +0,4% di luglio passano a -1,2% (in particolare calano la benzina, -0,8%, e il gasolio, -1,7% sempre su base annua). A pesare è anche il rallentamento della crescita tendenziale dei prezzi dei servizi. Andamenti, osserva l’Istituto, “solo in parte controbilanciati dal ridimensionamento della diminuzione degli alimentari non lavorati”, come verdura e frutta fresca (-1,8%, da -2,9% di luglio).

In generale, rispetto ad agosto del 2013, i maggiori tassi di crescita si registrano per i capitoli istruzione (+1,2%), mobili (+1,0%) e trasporti (+0,8%); invece i prezzi delle comunicazioni risultano in “sensibile flessione” (-9,1%) così come sono in diminuzione i prezzi di abitazione, acqua, elettricità e combustibili (-1,2%) e quelli dei prodotti alimentari e bevande analcoliche (-0,5%).

D’altra parte anche il cosiddetto carrello della spesa risulta in deflazione (cibo, prodotti per la cura della casa e della persona), con un ribasso tendenziale dello 0,2% (anche se meno ampio del precedente, -0,6%).