Istat, quindici milioni di italiani in “disagio economico”

Pubblicato il 22 maggio 2013 11:30 | Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2013 11:50
Istat, quindici milioni di italiani in "disagio economico"

(Foto Lapresse)

ROMA – Quindici milioni di italiani (uno su quattro) in condizioni di “disagio economico”, consumi crollati, tagli anche alla spesa alimentare, propensione al risparmio tra le più basse dell’Ue, e record europeo per i giovani che non studiano né lavorano (i cosiddetti Neet): è il ritratto dell’Italia 2012 tratteggiato dall’Istat.

Per questo il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è tornato a chiedere di ”creare le condizioni di una ripresa economica che fornisca, specie alle generazioni più giovani, concrete prospettive di lavoro nell’ambito di una crescita sostenibile ed equa”.

DISAGIO ECONOMICO PER UN ITALIANO SU 4 – A fine 2012 erano quasi 15 milioni gli italiani in condizione di “deprivazione o disagio economico”, quasi uno su quattro, al Sud il 40%. Va peggio ad 8,6 milioni di persone (14,3%), in condizioni di “grave disagio”.

5 x 1000

NEET, RECORD EUROPEO – Dall’ultimo rapporto dell’Istituto di Statistica l’Italia si aggiudica un nuovo triste record: quello dei “Neet”, cioè dei giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano né lavorano. Da noi nel 2012 erano 2 milioni e 250 mila, il 23,9%, quasi uno su quattro. Rispetto al 2011 sono aumentati di 100mila unità.

L’Istat sottolinea come il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 29 anni tra il 2011 e il 2012 è aumentato di quasi 5 punti percentuali, dal 20,5 al 25,2% (dal 31,4 al 37,3% nel Mezzogiorno). Dal 2008, poi, l’aumento è stato di dieci punti.

Più colpiti i giovani con titolo di studio più basso, in particolare quelli che hanno solo la licenza media (+5,2 punti). Il numero di studenti è rimasto sostanzialmente stabile attorno ai 4 milioni (il 41,5% dei 15-29enni; 3 milioni 849 mila nel 2008).

SFIDUCIATI: 3,8 MILIONI – Ai 2,74 milioni di disoccupati si aggiungono 3,08 milioni di persone che potrebbero lavorare ma ormai non cercano più perché scoraggiate, oppure che cercano un lavoro ma non sono immediatamente disponibili.

CROLLATO IL POTERE D’ACQUISTO – Normale conseguenza di questa situazione il crollo del potere d’acquisto, che ha registrato una caduta ”di intensità eccezionale” (-4,8%). Il reddito disponibile è sceso del 2,2%, con una flessione del 4,3% delle quantità di beni e servizi acquistati, la caduta più forte da inizio anni ’90.

TAGLIA ALLA SPESA ALIMENTARE – In questa situazione sono sempre di più le famiglie che hanno iniziato a tagliare anche sulla spesa, riducendo la quantità o la qualità del cibo comprato. Gli italiani che lo hanno fatto nel 2011 erano il 53,6%, nel 2012 sono diventati il 62,3%. Ma nel Mezzogiorno arriva a superare il 70%.

FAMIGLIE CON LO STIPENDIO DELLA DONNA – Negli anni sono aumentate le famiglie con figli in cui lavora solo la madre e moglie. Nel 2008 erano 224mila nel 2008 (5% del totale), nel 2012 381mila (8,4%), in aumento del 70%. L’aumento è stato soprattutto nelle famiglie in cui l’uomo è in cassa integrazione o disoccupato. Ma il lavoro delle donne è meno pagato: la retribuzione netta mensile delle dipendenti è inferiore del 20% rispetto agli uomini.