Iva al 25%? Renzi aumenterà le tasse: rapina i pensionati, non sa fermare i ladri

di Sergio Carli
Pubblicato il 18 Maggio 2015 7:09 | Ultimo aggiornamento: 18 Maggio 2015 0:03
Iva al 25? Renzi non sa fermare i ladri, rapina i pensionati: aumenterà le tasse

Renzi (a sin.) e Piercarlo Padoan: minaccia di nuove tasse

ROMA – Nuove tasse in arrivo in Italia, nel 2016, 2017 e 2018, per tre anni di seguito aumento Iva se il Governo non saprà tagliare un po’ di spese. Matteo Renzi non sembra proprio capace di tagliare un bel nulla. Ha voglia a prendersela con i pensionati. Se continuerà così, dal 2016, avverte la Cgia (Associazione Artigiani e Piccole Imprese Mestre CGIA) di Mestre, scatterà la clausola di salvaguardia che innalzerà le aliquote Iva dall’attuale 22 al 25,5 per cento in 3 anni quella ordinaria e quella al 10% fino al 13 per cento in due anni e ridurrà le detrazioni/agevolazioni fiscali in capo ai contribuenti italiani, con un conseguente aumento delle imposte e un corrispondente incremento della pressione fiscale, già tra le più alte in Europa e nel mondo.

Ecco quello che succederà nel dettaglio: dal 1 gennaio 2016 l’aliquota Iva del 10 per cento aumenterebbe di 2 punti e, dal 1 gennaio 2017, di un altro punto, attestandosi così al 13 per cento. L’aliquota ordinaria, attualmente. al 22 per cento, dall’inizio del 2016 si alzerebbe di 2 punti, dal 1 gennaio 2017 di un altro punto e dall’1 gennaio 2018 di un altro mezzo punto. Pertanto, dal 2018 l’aliquota ordinaria si attesterebbe al 25,5 per cento.

Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia, ha detto all’agenzia di stampa Agi:

“Il meccanismo  che giustifica l’impiego delle clausole di salvaguardia è a dir poco diabolico. Se il Governo non sarà grado di chiudere gli enti inutili, di risparmiare sugli acquisti, di tagliare gli sprechi e gli sperperi che si annidano nella nostra Pubblica amministrazione, pagare il conto toccherà ai contribuenti italiani. In passato, abbiamo già subito gli effetti della mancata “sterilizzazione” delle clausole di salvaguardia. Nell’ottobre del 2013, infatti, l’aliquota ordinaria dell’Iva è salita dal 21 al 22 per cento, con un aumento del carico fiscale per gli italiani di 4 miliardi di euro.

Non sono davvero i pensionati a mandare alle ortiche i conti dell’Italia, pensate solo al rischio derivati, che vale 24 miliardi di euro, non la miseria della perequazione delle pensioni e poi ancora tutti gli sprechi e le ruberie che nessuno riesce a frenare e l’effetto perverso del fiscal compact, firmato nel 2011 da Berlusconi e rifirmato nel 2012 da Mario Monti. Senza discutere, senza trattare. Berlusconi era troppo preso dal bunga bunga e dai suoi ricaschi giudiziari, Monti voleva ingraziarsi i tedeschi, forse sognando qualche prestigioso incarico europeo che mai gli daranno, visto il disastro che ha provocato in Italia.

Berlusconi e Monti ci hanno lasciato in braghe di tela e così, ha scritto la Cgia, il Governo Renzi

“oltre a trovare le risorse per rimborsare i pensionati (si parla di un importo minimo oscillante tra i 2,5 e i 3 miliardi di euro) [che corrisponde alla mancetta elettorale annunciata da Renzi con grande fanfara: ti rubo 4 per sempre e ti restituisco uno per una volta] e per far fronte all’eventuale bocciatura da parte dell’Ue dei nuovi regimi di fatturazione (split payment ed estensione del reverse charge alla grande distribuzione, che ci costringerebbero ad un aumento delle entrate pari a 1,7 miliardi di euro), dovrà individuare altri 16 miliardi di euro: in caso contrario, dal 2016 scatterà la clausola di salvaguardia”.

Secondo Giuseppe Bortolussi, citato dall’agenzia di stampa Agi,

“il Governo ipotizza una ripresa economica superiore a quella prevista nel Def con un conseguente incremento delle entrate fiscali, [nonché] una contrazione dei tassi di interesse che dovrebbe ridurre il costo del debito pubblico e un rilevante apporto di gettito dal rientro dei capitali illecitamente esportati all’estero. Tuttavia se queste ipotesi non si dovessero verificare, vi sarebbero effetti negativi su famiglie e imprese”.

Avverte la Cgia di Mestre:

“Gli impegni assunti con la legge di Stabilità 2015 non terminano qui. Nel 2017 la clausola di salvaguardia sfiorerà’ i 25,5 miliardi di euro e nel 2018 l’importo salirà a 28,2 miliardi di euro. Con l’Ue abbiamo preso degli impegni per rispettare i vincoli di bilancio che non sarà facile onorare senza mettere mano nelle tasche dei contribuenti”.