L'americanizzazione del calcio è solo l'inizio: le mani del private equity Usa sullo sport europeo (foto Ansa-Blitzquotidiano)
La nomina di John Galantic alla carica di nuovo Ceo della Roma é l’ultimo tassello dell’ “americanizzazione” del calcio; in questo caso italiano, ma con ramificazioni che ormai raggiungono vari sport professionistici in tutta Europa.
L’americanizzazione del calcio
Con nuove regole – più pause, più pubblicità -, una cultura diversa e grazie a costi d’ingresso più bassi. Il Mondiale da poco terminato ha fotografato in parte questa tendenza, dai tre minuti di stop per tempo a causa del caldo (da rivendere in pubblicità), ai 27 minuti e 40 secondi dell’intervallo della finale per consentire l’esibizione di Madonna e Shakira.

Anche il piano della Fifa di accogliere investitori americani nell’organizzazione dei propri eventi, Mondiali compresi, va in questa direzione. I fondi Usa, intanto, hanno iniziato a puntare sulle squadre britanniche e francesi di rugby e sulla pallacanestro, con il progetto Nba Europe, con franchigie permanenti in 12 città, da Roma e Milano a Barcellona, Londra e Berlino.
“Calcio arretrato, margini di crescita enormi”
Più della metà delle squadre della Premier League (Arsenal, Liverpool, Chelsea tra le piu’ illustri), la metà della Serie A (Inter, Milan, Atalanta, Monza con i fondi, Roma, Parma e Fiorentina con proprietari Usa), oltre un quarto della Ligue 1 francese sono in mano a capitali statunitensi.
Il perché di questa attrazione crescente lo ha spiegato il Financial Times poco prima dell’ultimo Mondiale, con un diverso approccio al business: “Il calcio è commercialmente arretrato rispetto agli sport americani, e dunque offre margini di crescita enormi. Un club Nba vale oggi oltre 14 volte i propri ricavi; un top club europeo appena 4,2 volte”. Così le volpi dei private equity Usa hanno dato l’assalto al pollaio del pallone europeo.
