Letta vuole la rete Telecom: ma lo scorporo stile Snam è difficile

Pubblicato il 27 Maggio 2013 13:29 | Ultimo aggiornamento: 27 Maggio 2013 13:30
Letta vuole la rete Telecom: ma lo scorporo stile Snam è difficile

Letta vuole la rete Telecom: ma lo scorporo stile Snam è difficile

ROMA – Letta vuole la rete Telecom: ma lo scorporo stile Snam è difficile. Il governo starebbe valutando un riassetto del settore telecomunicazioni, a partire dallo scorporo della rete da Telecom,: il controllo della rete, attraverso il braccio finanziario della Cassa Depositi e Prestiti, assicurerebbe maggiori liberalizzazioni, eliminando gli svantaggi patiti dai concorrenti di Telecom (Wind, Fastweb ecc…). Più concorrenza generata da un noleggiatore imparziale e pubblico, porterebbe di conseguenza entroiti maggiori consentendo allo Stato una formidabile opportunità di fare cassa in tempi di penuria di risorse e di rivitalizzare il Pil depresso.

Se questo è i piano, il condizionale è d’obbligo, come spiegano Aldo Fontanarosa e Luca Pagni su Repubblica del 26 maggio. Quattro sono i nodi (prezzo dell’asset, concorrenza, server, socio cinese) evidenziati dai due giornalisti, in una operazione  che si annuncia complicatissima: il modello è lo scorporo della rete del gas Snam, ma lì il governo giocava in casa essendo Eni sotto il controllo pubblico. Telecom pone condizioni e chiede soldi, tanti soldi.

La rete consiste in 111 milioni di chilometri di cavi di rame, una distesa immensa che Telecom valuta 15 miliardi, sebbene nei suoi bilanci sia iscritta a valori di molto inferiori. In gergo  viene chiamata “rete passiva”, diciamo l’hardware. Telecom è intenzionata a vendere solo questa: Letta e l’investitore pubblico (Cdp), invece, vogliono anche la rete “attiva”, il server che programma e gestisce il flusso delle informazioni, affinché il controllo della rete sia pieno, effettivo e maggiormente remunerativo. Diciamo il software, l'”anima” della rete.

Telecom, che è decisa a mantenere il controllo della rete, punterebbe a una separazione regolata (ai sensi dell’articolo 14 bis della direttiva Ue): è disposta al massimo a concedere più tutela in favore dei suoi concorrenti affidando alle autorithies (AgCom, Anitrust) la funzione di garantire parità di accesso nel noleggio.

C’è poi il problema del socio di Telecom, i cinesi della H3g. Il partner è in predicato (trattative sono state già avviate) di salire nel controllo Telecom fino a diventare di fatto proprietari della rete: per governo e Cdp è un’operazione da scongiurare per motivi di opportunità e sicurezza. Sulla questione il democratico ed ex ministro Paolo Gentiloni ha presentato una interrogazione parlamentare.