Austerità anti-crisi? Non basta. Monti: “Mancata crescita è un mostro”

Pubblicato il 2 Maggio 2012 20:15 | Ultimo aggiornamento: 2 Maggio 2012 20:41

Mario Monti (Foto LaPresse)

ROMA – “Grazie alla Germania per i vincoli oggettivamente angusti e perversi senza i quali non avrebbe accettato di condividere la moneta unica”: il presidente del Consiglio Mario Monti non smette di lodare l’austerità che sta avvinghiando l’Italia. E mentre lui la loda, il premio Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz la reprime:  ”L’austerità da sola non funzionerà” per uscire dalla crisi, ”non porterà né crescita né fiducia”.

Addirittura Stiglitz rincara la dose.

”L’austerità da sola inesorabilmente farà peggiorare” il quadro economico perché ”si autoalimenta e fa scendere l’economia. Nessuna grande economia in Europa è mai emersa rapidamente dalla crisi con l’austerità. Deve essere chiaro che la situazione peggiorerà”, ha sostenuto, sottolineando che ”se una politica della crescita non verrà adottata, non basteranno le misure di protezione” (i firewall) europee.

Ma nulla sembra toccare il premier e ministro dell’Economia: “Rispetteremo l’obbligo di bilancio” sottoscritto con l’Europa “perché abbiamo preso tutte le misure per rispettarlo”, dice nel corso del confronto pubblico alla Fondazione Italianieuropei.

Nessuno, però, si senta tranquillo: ”Non basterà poco tempo per la crescita in Italia. E’ molto importante convincerci che l’insufficiente crescita è esistita, cosa che è stata negata fino a poco tempo fa. Oggi questo mostro della mancata crescita lo vediamo a nostre spese. La nostra scarsa crescita deriva da peculiarità culturali dell’Italia”.

Monti non ha neppure risparmiato critiche all’Unione Europea sulla crescita: “L’Europa, sul piano della crescita, non sta facendo molto bene. Il policy making in Europa ha due obiettivi: non solo far crescere di più e meglio l’economia, che è già una sfida difficile, ma far crescere se stessa e le sue istituzioni. Questo comporta una rinuncia alla crescita, perché molti vincoli vengono destinati a quelle riforme. Ecco perché l’Europa non si lancia a briglie sciolte nella prateria della crescita”.

Su una cosa Monti dà ragione a Stiglitz, “quando dice: ‘beh guardiamo al caso degli Stati Uniti dove il mercato del lavoro è flessibile eppure in certe fasi l’economia americana non è cresciuta, quindi non aspettiamoci troppo dalle riforme strutturali. Io però mi permetto di osservare che in Europa ci sono molte più rigidità consolidate e cristallizzate che negli Stati Uniti e non c’è solo il mercato del lavoro, ma c’è soprattutto un mercato unico che non è ancora veramente unico”.

“in Europa ci sono più rigidità cristallizzate, non solo il mercato del lavoro, che pure ha fatto dei passi avanti”,  ha sottolineato il presidente del Consiglio, difendendo la propria riforma del lavoro, criticata invece da Stiglitz.

Le difficoltà che le riforme strutturali incontrano in Italia, per Monti, hanno un’unica origine: “Il Paese rimane grandemente corporativo, c’è un rigetto di riforme che si sono lungamente invocate e che, dal momento in cui sono coglibili, vengono rigettate perché, forse, si pensa che sia meglio avere gli alibi per non fare che avere le opportunità di fare”.

Monti è poi tornato sulle tasse, in particolare sull’Imu. “L’Italia è un Paese che non le ama particolarmente, ma ci sono state delle dichiarazioni che considero inaccettabili, come quella che non si paghi l’Imu. Noi sempre più pesanti contro l’evasione fiscale: chi evade o incita all’evasione merita un trattamento molto rigoroso da parte della società civile”.

Rivolto poi a Stiglitz, chiamandolo “Joe”, Monti ha detto:  “Mi è stato chiesto nel novembre scorso” di fare il premier, “ma ci sono persone che pensano che io volevo farlo”.